Tragedia di Cutro: processo a telecamere spente

Mercoledì, 24 Giugno, 2026

Mentre sabato 20 giugno 2026, in occasione dellaGiornata mondiale del Rifugiato” indetta dall’ONU venticinque anni fa, le testate online ed i Tg dedicavano sparuti servizi alle dichiarazioni a commento, rilasciate dal Presidente Sergio Mattarella, a Crotone, il giorno prima, 19 giugno si è tenuta udienza al processo penale, a telecamere chiuse, sulla tragedia del mare di Cutro del 26 febbraio 2023. 

Un processo di cui, chi volesse averne informazioni, dovrebbe cercare su una testata online calabrese e “scrollando” fino in fondo lo smartphone, tra le ultime in coda. Nessuna notizia sui TG nazionali, nessuna sulle loro testate online, solo un ridotto servizio su Tg3 Calabria, di sabato 20. 

Nella notte del 26 febbraio 2023 a Steccato, la frazione sul Mar Ionio di Cutro, in provincia di Crotone, si compì una tragedia immane. Morirono 94 persone in cerca di una vita migliore, di cui 35 bambini. Si stima che un numero altrettanto grande di persone andò disperso nel mare in tempesta, passeggeri stipati all’inverosimile su una barca da trasporto e da carico (kayik in turco) la “Summer Love”, incagliatasi e spezzatasi in due su una secca. Le onde del mare e le forze allo stremo dei disgraziati naviganti, impedirono loro di raggiungere la salvezza sulla spiaggia calabrese che era a poche decine di metri. 

Una tragedia che si sarebbe potuta evitare e che incrementa l’orribile statistica delle 32.000 persone che si stima abbiano perso la vita nel Mediterraneo, negli ultimi dieci anni. 

Il processo penale, che si sta celebrando a Crotone, vede imputati quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due ufficiali della Guardia Costiera. Il collegio giudicante ha assunto la straordinaria decisione di non ammettere le telecamere nell’aula del Tribunale, rigettando le istanze presentate dai giornalisti e giustificando il divieto con l'obiettivo di "garantire sicurezza e tranquillità" nello svolgimento delle udienze. Il provvedimento limita la diffusione di riprese audio e video, consentendo solo brevissimi spazi di ripresa in apertura o chiusura di udienza. 

Nell’attuale mondo dei media, quando anche gli articoli scritti si declinano in “podcast” filmati, “reel” e “storie”, spegnere la comunicazione visiva significa abbattere l’interesse dell’opinione pubblica. Il risultato immediato è stato che del processo sulla strage di Cutro non ne scrive nessuno, non ne parla nessuno e in definitiva nessuno sa della morte tragica di 94 persone. Forse ritornerà all’attenzione della cronaca a sentenza pronunciata. 

Il provvedimento del Tribunale di Crotone si incanala nel solco politico che ha condotto a trattare le emergenze in mare, innanzitutto impostandole come operazioni di polizia, anziché di salvataggio di imbarcazioni in difficoltà oggettive. Il dibattito processuale dovrà stabilire le eventuali  responsabilità e omissioni nell’intervento di soccorso, sulla base degli accertamenti e dei monitoraggi della navigazione del natante, che avrebbero potuto e dovuto “trasformare” l’operazione di polizia, in un’operazione di salvataggio di vite umane, e che per negligenza o superficialità non hanno avuto corso. 

Un solco politico che è anche “humus politico” creato nei mesi e negli anni precedenti a suon di messaggi barbari con l’unico scopo di alimentare la paura dell’immigrato, di slogan “securitari” e circolari interne agli organi di controllo e di intervento in mare, che hanno dirottato le operazioni umanitarie verso un obbligo burocratico, innanzitutto di controllo di polizia, e di soccorso solo successivamente, “solo in caso di pericolo imminente”. 

Mentre un tempo la Guardia costiera effettuava salvataggi in piena autonomia applicando sempre le regole di “Search and rescue”, attualmente viene invitata ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni operative di polizia, al fine di prevenire l’ingresso illegale di immigrati sul territorio nazionale. Operazioni di polizia, oggi, che potrebbero domani trasformarsi in un’operazione di “Difesa dei Confini”, di facile speculazione populistica, nella quale la gestione dei flussi migratori verrà intesa come una questione di sicurezza nazionale e di ordine pubblico. 

Lo slittamento verso la disumanità è sotto gli occhi di tutti, ma a “telecamere spente”, affinchè si possa garantire “sicurezza e tranquillità”.