La stagione dell’Ulivo: solo nostalgia?

Sabato, 30 Aprile, 2016

Quando ti viene nostalgia, non è mancanza. E’ presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti.

Il web mi regala anche questa frase di Erri De Luca, davvero utile per un frammento di memoria.

Nell’aprile di 21 anni fa nella mia città - per circostanze davvero particolari, forse uniche - anticipavo, con un turno elettorale suppletivo per un seggio divenuto vacante, la formula che poi, nel 1996, porterà al successo dell’Ulivo.

E per le strade di Padova, in marzo, si realizzò anche una delle prime uscite del pullman con Romano Prodi…

Per molteplici fattori - e soprattutto per l’impegno “sognante” e concretissimo di tantissime persone - le cose andarono proprio bene, e il 26 aprile 1995 entravo nell’aula della Camera. Iscritto al gruppo misto, per correttezza verso tutte le componenti di quella - ormai archeologica - piccola storia politica.

Poi, come ha ben rammentato con sobria e acuta intelligenza Ilvo Diamanti su “Repubblica” il 25 aprile 2016, arrivò anche il 21 aprile 1996. Nota l’autore: “ Dopo la vittoria elettorale, l’Ulivo di Prodi governò poco più di due anni”. E, in quel biennio, votammo sia i provvedimenti necessari per entrare subito nell’area euro, sia - per semplici esempi -  innovazioni assai significative per il sistema delle autonomie locali e, in connessione, per l’autonomia scolastica.

Poi una in – fausta decisione, i giochi parlamentari di Cossiga e Mastella, il governo D’Alema, gli strani esiti elettorali delle regionali del 2000, la staffetta con Giuliano Amato, quindi il passaggio di testimone al candidato Francesco Rutelli, la storia che ricomincia nel segno del centrodestra il 13 maggio 2001… e le stagioni che si susseguono, con altre formule e altre trasformazioni, che Diamanti evidenzia con la consueta saggezza. Il testo termina con una serie di osservazioni da rileggere: “ Venti anni dopo l’avvento dell’Ulivo il Centrosinistra sembra approdato a un Partito del Leader, a-ideologico e a-territoriale. Maggioritario, referendario e, tendenzialmente, presidenziale. Resta da vedere quanto sia stabile, questo approdo. Quanto possa resistere al ritorno dei personalismi e delle tradizioni - ben espresse dall'opposizione della Sinistra interna. Quanto possa proseguire senza il sostegno della storia e del territorio. Dell'organizzazione e della società. Quanto e se il Partito di Renzi si possa affermare, senza il contributo del Pd, com'è avvenuto alle Europee. Non ci vorrà molto a verificarlo. Basterà attendere qualche mese. Le prossime amministrative e il referendum d'autunno ci diranno se davvero l'Ulivo sia divenuto un albero senza radici. Un volto senza storia. O se la sua storia possa continuare, con volti e nomi diversi”.

Naturalmente per me – e per molti – l’Ulivo NON sarà mai un albero senza radici, e un volto senza storia…ma qui i frammenti autobiografici contano poco. Pesano, invece, almeno due altre valutazioni che segnalo a chi ama ancora cercare.

La prima è segnalata nel sito di Romano Prodi: scheda sul libro/ intervista con Marco Damilano Missione incompiuta”, in cui l’aggettivo può essere riletto in due modi: con il gusto agrodolce delle occasioni perdute oppure con il senso sempre nuovo dell’orizzonte della democrazia partecipata e partecipativa….

La seconda è la serie di ponderate riflessioni di Gianfranco Brunelli ne “Il Regno” n.4 del 15 febbraio 2016. E siccome Brunelli è riuscito, con molti altri lungimiranti, ad evitare la chiusura di questa straordinaria rivista…l’invito è proprio quello di leggere.

Appunto.

 

Sul ventennale dell’Ulivo non è uscito tanto sui giornali. Rimandiamo in ogni caso alla Rassegna disponiblie sul sito.

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