Bilancio anno scolastico 2017/2018

Domenica, 17 Giugno, 2018

L’ultima campanella è suonata ormai qualche giorno fa al Liceo Scientifico “L. Cremona” di Milano.

Se dovessi fare un bilancio ci sarebbe da scrivere un libro. Ma ho deciso che mi limiterò a ringraziare dal più profondo di me stesso tutti gli studenti che hanno colorato le mie giornate da settembre ad giugno, in un anno che è praticamente volato.

Ho già scritto altre volte che quando si insegna, in realtà si impara molto di più. E analogamente al fatto che nel processo di apprendimento chi impara sono entrambi i soggetti protagonisti (maestro e discepolo), quest'anno mi sono accorto di come lo stesso discorso si possa fare per una dimensione più profonda: quella dell'accompagnamento.

Al termine di quest'anno davvero mi sono sentito accompagnato dai miei studenti. Questo mi dice due cose: se ci si sente accompagnati vuol dire che ci si sente in cammino, e io mi ci sento in pieno! L'altra cosa è che questo anno per me è stato di un'importanza troppo grande. In particolare per due motivi: il matrimonio in arrivo e la perdita della nonna. E in questi due aspetti mi sono sentito profondamente accompagnato dai ragazzi che ogni giorno ho incontrato. Mi commuovo solo al ricordo con cui ogni settimana i ragazzi mi accoglievano chiedendomi come procedessero i preparativi, oppure quando si interessavano al mio futuro, ai miei progetti. E ancor di più quando mi hanno manifestato la loro tenerezza nel momento in cui la nonna ci ha lasciati. Che cuore grande che hanno! Forse non sempre lo sappiamo notare. 

Quest'anno, tra le altre cose, ho imparato che la bella scuola è ascoltare un tuo non-studente che ti ferma per una chiacchierata e ti consegna tutte le sue inquietudini, fidandosi ciecamente; mette sul piatto questioni che lo tormentano a partire dalla lettura di Nietzsche e che coinvolgono tutto il suo tessuto relazionale.

Ho imparato che la bella scuola è quella in cui i ragazzi più grandi si spendono per i ragazzi più piccoli in un'esperienza di volontariato voluta dalla scuola.

Ho imparato che la bella scuola può farsi "buon samaritano". Ho visto una scuola che si è saputa piegare sulla sofferenza di un suo figlio e ha fatto di tutto, senza batter ciglio, per garantirgli, in una situazione di ospedalizzazione e di paralisi quasi totale, di fare un'esperienza di scuola quanto più normale possibile! Ho visto dirigente e colleghi amorevoli, disponibili, inventivi per realizzare tutto ciò. 

Ho imparato che per ogni genitore che abbandona letteralmente un figlio affidandolo alla scuola perché troppo occupato, ce ne sono almeno tre che quel figlio sofferente non lo molla neanche un minuto! 

Una scuola "piegata" mi piace. Una scuola inginocchiata per servire i più deboli è quella che sogno. E io l'ho vista. 

Al termine dell'anno spesso fioccano gli abbracci spontanei e le lettere di saluto. In particolare una classe di prima liceo me ne ha scritta una così profonda che mi ha lasciato senza parole. In questa lettera i ragazzi dimostravano di aver appreso tanto sia dalla relazione intrattenuta con loro, sia dai valori che ho cercato di trasmettere loro: l'idea di un Dio che è Padre misericordioso; l'importanza di capire il valore di sè e di ogni singola relazione; il perdono possibile, e qui hanno citato la vedova Rosaria Costa, moglie di Vito Schifani, agente della scorta di Falcone; la voglia di combattere e la forza di Felicia Impastato nel difendere il proprio figlio fatto passare per terrorista.

Anche quest'anno la soddisfazione e la commozione superano la stanchezza e mi fanno essere sempre più certo di una cosa: non siamo noi ad essere super eroi o fenomeni. È il terreno delle vite dei ragazzi che è (ancora) buono! E con un terreno così fertile, seminare è ogni giorno più avvincente! 

Non mi rimane altro, dunque, che dire un sincero e profondo grazie ai miei amati studenti, per avermi accolto come compagno di strada e per come loro stessi mi hanno accompagnato! 

Verso l'alto!

 

 

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