SICILIA
Palermo 28 febbraio 2026
Il diritto di migrare ed il dovere di accogliere
La nostra solidarietà all’Arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice
“Abbiamo negato loro il diritto ad una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà. Non li abbiamo accolti.” Così si legge nel messaggio rivolto dall’Arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice a Mediterranea Saving Humans, una piattoforma della società civile, nata nell’estate del 2018 dall'indignazione dinanzi alle migliaia di morti nel Mediterraneo e alla politica dei porti chiusi. Essa “ha messo in mare la prima e tuttora unica nave del soccorso civile battente bandiera italiana.” Destinatari e circostanza del messaggio non sono casuali: è l’ennesima “strage” di migranti, avvenuta a causa del ciclone Harry, circa un migliaio di persone disperse che si aggiungono alle tante altre migliaia che fanno del nostro mare un cimitero a cielo aperto.
Come non fare nostra la denuncia di mons. Lorefice: “Queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come “pescatori di uomini di donne” in balia delle onde.”? Come non condividere il richiamano alla comune umanità in cui è inscritto il diritto di ogni uomo e donna alla mobilità, alla ricerca di una terra dove vivere, sentirsi liberi, trovare pace? Ogni frontiera è un limite alla conoscenza, all’arricchimento reciproco, al dono che è ognuno per l’altro; ogni confine, ogni porto chiuso è un limite a quella civiltà che vorremmo in ogni modo difendere, dimentichi che la “Xenìa”, l’ospitalità, è una delle grandi virtù che ne costituisce l’identità.
Il problema non è soltanto il populismo, come sottolinea mons. Lorefice, o la globalizzazione dell’indifferenza, come ci ha indicato papa Francesco, il problema è che questo occidente nega se stesso e la sua stessa cultura, è l’assenza di memoria o la sua voluta distorsione, è l’inciviltà di cui siamo divenuti insieme vittime e artefici. Che ai “corpi umani” sia data sepoltura è un precetto sacro, inviolabile, eterno. Tuttavia noi non possiamo non considerare che questi “corpi umani” sono anche “vittime” e le vittime, come diceva Horkheimer, non possono essere trattate come i carnefici. È la logica della ragione strumentale che ha non bisogno dei corpi umani per esistere ed affermarsi, una logica che operando nei sotterranei della storia, senza essere più riconosciuta, analizzata, criticata e anestetizzata, diventa il nuovo Leviatano, che si serve di ogni mezzo per perpetuare se stesso.
Nella lettera a Diogneto è scritto “ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera”. Come dire che la patria dei cristiani è il mondo, perché ogni uomo è figlio di Dio e per ogni uomo e donna il cristiano deve essere un samaritano. Nell’esprimere la nostra solidarietà a mons. Corrado Lorefice, per l’ignominia degli insulti con cui è stato aggredito, a tutta la Conferenza Episcopale Siciliana, che si è unita a lui facendone proprio il messaggio, nella persona del suo Presidente mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, non possiamo pertanto non sentirci uniti nella corresponsabilità. Corresponsabilità in negativo per quanto possiamo anche noi avvertire la colpa di una correità implicita in quanto è avvenuto e continua ad avvenire, perché tante volte passivi partecipi di quanto accade oppure volti a cercare soluzioni provvisorie o solo parzialmente coerenti con l’evidenza delle situazioni; in positivo per quanto ci sentiamo interpellati dalla stessa Lettera a Diogneto ad essere “anima del mondo”. Qui è in gioco la stessa credibilità di laici credenti che non possono limitarsi a denunciare, ma debbono cercare vie nella cultura, nella società, nella politica, nella stessa vita religiosa, che non siano solo di antidoto alla logica della ragione strumentale, dell’abbandono dei poveri al loro destino, dell’inciviltà dell’inospitalità, che permettano invece a ciascun uomo e a ciascuna donna di poter coltivare le proprie opportunità, di poter vivere in dignità, di poter progredire in umanità ovunque ciò sia possibile, nella propria terra di origine o nella propria terra elettiva, sapendo che non esistono confini che non possono essere superati, perché il Signore ha dato a ciascuno come patria il mondo.











