
La vicenda è nota. Il gioielliere Roggero, di Grinzane Cavour, oggi 72 enne, più volte vittima di rapine, il 28 aprile 2021 reagisce ad una rapina, insegue i malviventi in fuga ormai fuori dal suo locale ne fredda due, Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino e ne ferisce un terzo Alessandro Modica. Condannato nei primi due gradi di giudizio viene confermata la condanna, con tutte le attenuanti del caso, in Cassazione a 14 anni e 9 mesi oltre ad un risarcimento economico alle famiglie dei malviventi. Le basi giuridiche della condanna si fondano sul Codice Penale e sulla legge n 36 del 2019 governo Conte 1 Ministro dell’Interno Matteo Salvini. In essa si introduce un concetto nuovo è cioè che la legittima difesa messa in atto nel luogo in cui avviene la violenza e durante la stessa è sempre legittima. A questo punto il confine tra legittima difesa e omicidio doloso sta nel momento in cui avviene la reazione e se nel momento della reazione sussistano ancora i pericoli. Nel caso del gioielliere non c’erano più queste condizioni perché i ladri erano in fuga con il bottino (preziosi per il valore di 36 mila euro) ed il pericolo era cessato. Il gioielliere recupera la pistola li insegue fuori dal negozio dove non poteva portare l’arma e li fredda.
I fatti non possono che gettare nel baratro della catastrofe umana tutta la famiglia. E questo dramma li accompagnerà come un’angoscia per il resto della loro vita.
I giudici hanno, come onestamente ha riconosciuto il ministro Crosetto applicato la legge. E qui c’è già un passo avanti: non è colpa dei giudici e della giuria popolare, ma prosegue e si domanda era giusta la legge? la risposta è no. Quindi si è perpretata un’ingiustizia.
Una risposta che finisce ne polverone mediatico che inevitabilmente si alza, nel girone infernale della speculazione politica, nella gara di accreditarsi come il più temibile sceriffo della nazione.
S’apre una competizione nel centro destra a chi arriva per primo a implorare la grazia, per evitare di essere surclassati da Futuro Nazionale.
Inizia improvvidamente il ministro Nordio ad avviare l’istruttoria e costringe il Quirinale a richiamarlo per ricordargli la Costituzione. Segue il presidente della Regione Piemonte Cirio e tutti i leader del centro destra in un Roggero libero. Dove è finita la battaglia per la certezza del diritto?
Tra Lega e Futuro Nazionale s’apre la sfida a chi candiderà Roggero nelle prossime elezioni politiche. Ma che importa se non è fattibile l’importante è prendere la scena. Infatti un condannato in via definitiva non può essere eleggibile se ha una condanna per fatti dolosi superiore ai 2 anni (Legge Severino votata anche dal PdL e dalla Lega). La battaglia per la candidatura la vince Salvini, ma Vannacci si accaparra l’avvocato del gioielliere, il prof. Novani e lo nomina capo dell’ufficio legislativo di FN. Avanti con lo show Vannacci in coppia con Cruciani si fanno ritrarre con magliette “Siamo tutti Mario Roggero”.
I giornali schierati a destra strillano in prima pagina la notizia. Il Giornale e Libero “Ingiustizia è fatta”, La Verità: “Va in galera per aver difeso moglie e figlia”, Il Tempo:“condanna scandalo”.
Al centro destra sotto sotto dispiace che i delinquenti siano italiani perché manca un tema forte di propaganda: l’immigrazione, non si può togliere la cittadinanza e nemmeno reimigrare il sopravvissuto.
Sarà difficile che le acque si calmino poiché siamo ormai in campagna elettorale.
Ma a questo punto bisognerebbe estraniarsi da questa corrida per capire al di là della pietà umana per le persone coinvolte, quale società vogliamo e quindi quali provvedimenti eventualmente si devono prendere, se si devono prendere.
Lasciamo perdere la grazia che è stata richiesta dalla moglie e seguirà il suo iter. Certo l’atteggiamento polemico del sig Roggero non aiuta e forse quella sfida a Mattarella dice del personaggio.
Veniamo invece nel merito.
Un cittadino ferito e messo in pericolo per sé e i propri affetti nella propria intimità famigliare o del lavoro ha diritto a perseguire la vendetta? Perché di questo si tratta. Inoltre l’offeso che nel vendicarsi reagisce e crea un danno al delinquente deve risarcire o non risarcire il ladro e o i suoi famigliari?
La legge voluta da Salvini sulla legittima difesa prevede che non ci siano più limiti alla proporzionalità della reazione, niente punibilità per il grave turbamento, chi reagisce non è tenuto a risarcire civilmente i danni, le spese legali di chi agisce per legittima difesa sono a carico dello stato e l’archiviazione è più rapida.
Tutto ciò però nella condizione che chi reagisce per legittima difesa “si trovi nella necessità di difendersi, .. la esistenza di una situazione pericolosa ancora in atto al momento della reazione, che non può essere né anticipata né posticipata, e si protrae fino a quando essa permane ovvero, qualora l’offesa abbia avuto inizio, fino a quando l’azione lesiva del bene che si vuole difendere non si esaurisca” Cass. Pen., Sez. I, n. 10368 del 11/06/1984.
Quindi la legge Salvini esclude tassativamente che la reazione difensiva, giustifichi atti compiuti dopo la cessazione del pericolo. Modificare questo punto come fanno intuire le parole di molti politici di destra, significa introdurre un vulnus pericoloso nella concezione dello Stato come unico detentore legittimo della forza.
Questo è il punto. Dobbiamo o non dobbiamo introdurre nel nostro ordinamento giuridico una normativa che prevede di fatto la vendetta privata?
Neanche negli armatissimi Stati Uniti è consentita la vendetta privata.
Ma ora al di là di queste considerazioni ciò che preoccupa maggiormente è uno spirito dei tempi che progressivamente scivola verso modelli che abbandonano lo stato di diritto e la legge per approdare a sistemi in cui le relazioni possano essere regolate dalla forza dei singoli cittadini, nell’illusione che le nostre vite siano più sicure.
Noi avremo vite più sicure se le nostre carceri non saranno più dei lager, 114 suicidi quest’anno fino ad oggi secondo Antigone.
Noi avremo vite più sicure se attuiamo la Costituzione all’art 27 “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Già ci sono esempi che confermano che la strada è percorribile, non è un sogno di anime belle.
Nel carcere di Bollate dove è andato Roggero, le recidive sono tra il 7 e il 17% contro il 70% degli altri carceri, o in quello di Nisida per i minori la recidiva è attorno al 20%.
Noi avremo vite più sicure se si troveranno anche alternative al carcere, e forse il caso Roggero potrebbe rientrare in queste situazioni.
Noi avremo vite più sicure se anche un immigrato irregolare viene accompagnato e non gettato nella clandestinità in mano alla delinquenza comune o nel lavoro nero.
Noi avremo vite più sicure se gli immigrati di seconda, terza generazione non finiscono in ghetti di sottoproletariato senza speranza.
Viceversa non avremo vite più sicure inasprendo le pene e reprimendo, se chi sbaglia non ha possibilità di trovare un lavoro degno che lo integri nella società, se chi va in carcere esce peggio di quando è entrato.
Se c’è bisogno di carceri si facciano, ma nel rispetto della costituzione. Non secondo lo spirito dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove che era orgoglioso nel novembre 2024 che "L'idea di far sapere ai cittadini come noi trattiamo chi sta dietro quel vetro oscurato, come noi incalziamo chi sta dietro quel vetro oscurato, come noi non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato, è per il sottoscritto una intima gioia".
Le scorciatoie illudono di raggiungere rapidamente la meta ma portano ai burroni. Coltivare queste illusioni per qualche voto è una strada che peggiorerà la nostra società.











