
Di fronte ai risultati del Referendum più commentatori hanno sottolineato l’alta percentuale di partecipanti al voto e insieme, dato di non poco conto, la forte partecipazione dei giovani. Due aspetti positivi che, a certe condizioni, possono far sperare in una possibile inversione di tendenza rispetto il trend recente. Due aspetti centrali su cui lavorare nel post referendum.
Gli elettori hanno premiato i sostenitori del NO che giustamente festeggiano a partire dai tre partiti del centro sinistra che si sono apertamente schierati. Tuttavia, i numeri e l’analisi dei flussi dicono che si è trattato di un fronte più ampio ed eterogeneo. Ci sarà tempo per effettuare analisi più approfondite, ma occorre evitare intestazioni frettolose e semplificate che tra l’altro aprirebbero la strada a più di una disillusione.
Accanto ad un voto politico che può fare riferimento più direttamente ai partiti, si è mosso un voto “altro”, di opinione. È stato bocciato il tentativo di stravolgere quell’equilibrio tra i poteri dello Stato che sta alla base della democrazia. Così come si è rigettata una comunicazione maldestra, che ha cercato di strumentalizzare fatti di cronaca che nulla avevano a che fare con l’oggetto della riforma. Il successo del NO è anche il risultato di quanto sta accadendo nel mondo e di fattori non ascrivibili a componenti partitiche, ma alla società
L’istanza posta da questo voto va letta e ascoltata. Così come andrà compresa la partecipazione diquelli che alcuni hanno già definito “astenuti intermittenti”. Degno di particolare attenzione è poi il voto dell’elettorato femminile, giovanile, delle città non più semplicisticamente divisibili in periferia e ZTL, così come la partecipazione del Sud, anche in regioni apertamente di centro destra. E non va nemmeno sottovalutato il fatto che l’elettorato di centro destra che ha votato NO è maggiore di quella componente del centro sinistra che ha votato SI. Il mancato voto a destra è conseguenza anche del non aver capito ciò che maturava nella società e soprattutto del fatto che la Costituzione si cambia solo con il metodo “costituente” che chiede una condivisione e pertanto un dialogo. Anche per questo non sarebbe accettabile portare avanti una proposta di legge elettorale con un maxi-premio di maggioranza che prefigura il premierato e un diverso sistema.
Tuttavia, questa non è una assicurazione per il centro sinistra. Questi elementi non possono essere considerati in automatico un’inversione di tendenza rispetto al trend delle ultime tornate elettorali e vanno compresi a fondo da tutte le forze politiche.
Non può essere trascurata l’indicazione che viene alla politica e ai partiti: se si parla di problemi capaci di toccare la mente e il cuore, di sollecitare il senso di responsabilità per la casa comune, si ottiene una risposta più larga e svincolata dalla fidelizzazione di partito.
Non è possibile dire se esiste oggi una maggioranza alternativa nel paese, ma solo che oggi una maggioranza si è espressa per bocciare una riforma. Cosa diversa è costruire una maggioranza che possa essere alternativa alle prossime politiche. Ciò che emerge dal voto referendario è una aspettativa che va interpretata, coltivata e a cui si deve dare una risposta.
Non è pensabile sovrapporre il risultato del referendum ad un prossimo confronto elettorale. Quella percentuale, quei 15 milioni di voti “non sono del centrosinistra” ma quest’
La volontà referendaria di salvaguardia della Costituzione va colta poi per mettere fin d’ora in cantiere iniziative che favoriscono la conoscenza della Costituzione e l’individuazione di riforme per la sua attuazione. Ad esempio, occorre una legge ordinaria sulla democrazia dei partiti che attui l’articolo 49. Chi vuole candidarsi a cambiare questo paese deve partire dalle risposte da dare alla domanda di fondo: come modernizzare il paese? E la risposta passa per un confronto su ambiti specifici: fisco, sanità, giustizia, pace, politica industriale, Europa, politica estera, ecc
I risultati del referendum offrono una indicazione incoraggiante: la crisi della democrazia può essere contrastata ed è in questa direzione che può spendersi un contributo efficace dei credenti per il bene comune. È un passaggio che va colto e su cui ci sentiamo impegnati.
Ed è chiaro che il “Progetto paese”, il programma, sono prioritari rispetto all’individuazione del leader e quindi alla convocazione delle primarie. Anche per questo vanno evitate le fughe in avanti. Proprio per l’idea di democrazia che dobbiamo far crescere come antidoto ad una personalizzazione che ha in sé più di un rischio.











