La trappola dell' interventismo politico

Lunedì, 27 Luglio, 2026

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Fa sempre bene rileggere ciò che recita l' articolo 3 della Costituzione Italiana. A volte non basta semplicemente ricordare. In un tempo in cui le parole hanno un disperato bisogno di vedere riconosciuto il loro significato, questo articolo, come gli altri, merita un surplus di attenzione.
Le riflessioni che prendono corpo dalle dichiarazioni di civiltà di cui è composta la nostra Costituzione sono diverse e possono essere utili ad irrigare solchi tracciati ma ormai resi aridi dalla loro mancata declinazione nella reale vita istituzionale del nostro Paese. 
Oggi voglio soffermarmi su un punto ben preciso, un tratto caratteristico al quale il modus operandi dei nostri politici, di qualsiasi schieramento, ci ha da tempo abituati:  l' interventismo come prova di efficacia governativa. 
A livello nazionale, regionale, provinciale, comunale, la prova muscolare è l' esercizio attraverso il quale la politica vuole fare sperimentare la veridicità della sua presenza.
Sentiamo spesso parlare di interventi spot, infatti, che denotano, purtroppo, una lettura superficiale della complessità esistente, qualunque sia l' ambito e l'argomento ritenuto di interesse. Una lettura superficiale non può che condurre ad un'azione altrettanto superficiale, ma sufficientemente adeguata a soddisfare la pancia dell' elettore, il quale non riconosce più la differenza tra un diritto, sancito per Costituzione, e una concessione frutto della magnanimità del politico di turno.
Cosa ci ricorda, allora, l' articolo 3 della nostra Costituzione? Una cosa semplice, ma non banale o scontata: la politica deve impegnarsi a prevedere i bisogni dei cittadini. È solo attraverso questa speciale attenzione che la politica può costruire le condizioni affinché la società sia giusta e a misura degli ultimi. 
Chi fa politica deve avere uno sguardo certamente più lungo e più profondo rispetto a quello di un singolo o di più cittadini che puntano ad un interesse di parte e magari non stringente rispetto a quello di una comunità allargata.
La politica deve offrire una visione di società e di Paese che sia una proiezione di ciò che la Costituzione sancisce. 
Eh, ma, in democrazia servono i numeri per vincere, per questo, oggi,  i politici non possono perdere di vista la pancia dell' elettore, sempre più smarrito, bisognoso, incattivito, distratto anche lui dalla ricerca del bene comune. 
Chiudo, allora, con una domanda:
le condizioni in cui versa oggi il cittadino italiano, sempre più povero, spaventato, allarmato, non sono forse il risultato del non aver rimosso gli ostacoli di ordine economico e s sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, hanno impedito il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese? 
Un elettorato sano, in buona salute, saprebbe bene cosa domandare e cosa esigere dalla politica, per diritto e non per concessione.
Comprendiamo che non c'è tempo da perdere e che le forze migliori di questo Paese, oltre ad impegnarsi nella formazione culturale, devono necessariamente essere messe nelle condizioni di poter contare e agire.
Il nostro Paese è cambiato culturalmente in peggio, a causa di azioni e scelte politiche ben precise, tradotte in legge dello Stato. Per rinascere culturalmente, allora, servono altrettante azioni e scelte politiche mirate, da tradurre in legge dello Stato, di taglio costituzionale, nel senso più profondo e umano del termine.