LA STORIA NON SI RIPETE, MA… a volte fa rima!

Venerdì, 21 Agosto, 2026

Siamo ad un passaggio assai critico della vita sociale e politica, non solo in Italia. Ed è necessario fare i conti con la realtà (lo suggerisce con chiarezza papa Leone nella “Magnifica humanitas”, v. MH nn.19-20). E ce ne accorgiamo ogni giorno, registrando il salire della tensione. Essa è alimentata ad arte da strategie di comunicazione che colgono ogni spunto da vicende drammatiche per seminare paura, atteggiamenti di odio, diffidenza verso le istituzioni (magistratura, polizia, …). Ciò genera il fantasioso desiderio di farsi ‘giustizia’ da soli, mentre si invoca ‘l’uomo forte’, che decida e metta tutto a posto. La vicenda Roggero, la morte di Fakir e i successivi scontri, i migranti di Ceuta non sono che gli ultimi episodi. 

Il tentativo di capire quanto accade è soffocato dai linguaggi violenti, che attuano una vera e propria manipolazione della realtà. Non è semplice reagire a questa operazione, specie per chi non dispone di strumenti critici o di occasioni per confrontarsi con calma con altre persone. Nel contempo occorre prendere sul serio le paure che assillano le persone, senza snobbarle, individuandone i motivi e riconducendole alla realtà e alla razionalità. Bisogna “aver voglia” di approfondire, di mettersi in relazione e di guardare dietro la “narrazione” che una parte dei media offre, in misura sempre meno indipendente da chi governa. 

È in atto una operazione a vasto raggio che segnala 

 alcuni obiettivi ormai evidenti: 

- distruggere il progetto di Unione Europea (e degli altri organismi sovranazionali), facendo il gioco di poche potenze, a scapito di tutti gli stati piccoli e medi, della collaborazione internazionale, del multilateralismo. E ciò in nome di un nazionalismo illusorio e di un sovranismo miope: quali problemi reali (il cambiamento climatico, la povertà, le diseguaglianze nell’accesso alle risorse, nelle cure sanitarie e nell’istruzione, le guerre stesse, …) si può pensare di risolvere chiudendosi nei propri confini, insofferenti di ogni norma del diritto internazionale? 

 

-  dimostrare che la democrazia ha ormai fatto il suo tempo, inadatta ad affrontare la velocità dei cambiamenti, le nuove sfide della tecnologia, l’accentuarsi delle diseguaglianze; 

-  la trasformazione di ogni forma di disagio, emarginazione e dissenso in un problema di semplice “sicurezza”, da affrontare e risolvere con l’uso della forza (che in alcuni casi può essere necessaria, ma certo non risolve i problemi che generano questi fenomeni) e dell’uso (arbitrario?) delle nuove tecnologie. 

 

Ed allora, se è vero che la storia non si ripete in modo uguale, a volte il passato “fa rima” con il presente, il generale “fa rima” con il locale. In questo senso emergono tre dati di forte rilievo. 

1. Sul piano politico. Nel 1921-22, in Italia, ormai conclusa la fase più dura dello scontro sociale, la paura di una rivoluzione comunista e di perdere il potere rispetto ai partiti popolare e socialista, indusse molti liberali e imprenditori ad abbandonare la propria visione e pratica politica democratica, per affidarsi alla violenza dei fascisti, che poi li usarono per costruire uno stato totalitario. Anche allora i cattolici si divisero tra quanti erano convinti del valore della democrazia per la costruzione del bene comune e quanti si lasciarono attrarre dal Duce (magari illudendosi di cristianizzarlo). Oggi in Italia non esiste alcuna reale minaccia rivoluzionaria, eppure una parte dell’area liberale e dell’imprenditoria pare nuovamente orientata a liquida-re il modello della democrazia liberal-parlamentare e a puntare su uno “squilibrio” dei poteri a favore del governo, accettando anche la visione politica e culturale dell’estrema destra. 

2. Sul piano economico. Su scala mondiale, le imprese capitalistiche e i colossi finanziari tendono ad abbandonare il rapporto con il modello politico democratico, preferendo forme di autocrazia, che le metta in condizione di realizzare profitti senza vincoli (vedi ad es. il rapporto tra le big tech USA e l’amministrazione Trump). Magari invocando il mito per cui la “mano invisibile del mercato” produrrebbe di per sé qualche vantaggio pure per i poveri, anche quando è la produzione di armi a fare da traino (in merito v. MH, nn.157-164). 

3. Sul piano culturale-educativo. I principi costituzionali e i valori indicati dal magistero della Chiesa (dignità della persona, solidarietà e giustizia, libertà e responsabilità, diritti civili e sociali, pace e cooperazione internazionale, …) vengono facilmente messi da parte in nome dell’interesse di pochi. Invece che orientamenti per il futuro, indispensabili per sani rapporti sociali e politici, tali principi vengono rinnegati o ridicolizzati come fissazioni per ‘anime belle’ ….

 

E i cattolici? Anche i cattolici non sono esenti da questa deriva in atto, fatta di superficialità, paure, chiusure, indifferenza, de-responsabilizzazione, perdita della memoria storica, in cui anche la fede viene isolata nel privato o addirittura diviene pretesto per escludere. Per questo, laici, religiosi e presbiteri siamo tutti sollecitati ad ascoltare e accogliere un magistero lucido, come quello di Leone XIV, capace di tradurre per l’oggi i valori perenni del Vangelo: “unire le forze per edificare il bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare” (MH n.16).