PER IL NUOVO ANNO

Martedì, 6 Gennaio, 2026

 

La chiusura di un anno particolarmente segnato da conflitti armati, instabilità degli assetti geopolitici e crescenti polarizzazioni interne alle democrazie, hanno fatto sì che due figure di riferimento, il Papa e il Presidente Mattarella, pur diverse per ruolo e ambito di impegno –quello religioso e quello istituzionale, abbiano utilizzato nei loro rispettivi messaggi un comune registro, ossia un richiamo forte alla responsabilità personale e comunitaria nella costruzione della pace e del futuro. 

Nel messaggio di fine anno, il Presidente Mattarella ha parlato del “desiderio di pace” con un esplicito invito, non rivolto soltanto ai rappresentanti delle istituzioni, ma anche ciascun cittadino, ad interrogarsi su una domanda essenziale: “che cosa posso fare io?”. In questo richiamo c’è anzitutto l’importanza di combattere il senso di impotenza dei singoli di fronte alle logiche della violenza e del sopruso, all’apparente ineluttabilità dei conflitti; un sentire che, alimentando rassegnazione e disimpegno, come un tarlo finisce per indebolire la tessitura democratica del Paese. Accanto, vi è una visione della pace come abito dell’agire quotidiano, gemmata dai comportamenti individuali, improntati al rispetto dell’altro, seppure diverso, come delle regole democratiche, sull’esercizio del dialogo, la partecipazione consapevole alla vita civile, il rifiuto della contrapposizione e della dialettica sterile.

In un contesto caratterizzato da un crescendo di disuguaglianze e incertezze, il Presidente sottolinea come la pace trovi il suo fondamento in una società coesa, che si riconosce nella promozione della giustizia, nella tutela dei diritti, nella solidarietà e nel senso di responsabilità verso la comunità. In questo senso, la pace è frutto di un impegno civile, di un necessario protagonismo personale e collettivo dal qual nessuno dovrebbe sentirsi estraneo od esonerato in un tempo come questo.

Anche il messaggio di Papa Leone per la Giornata della Pace, richiamando il magistero di Francesco nella Fratelli tutti, insiste sul combattere il senso di impotenza di fronte agli avvenimenti e sul contrastare il diffondersi di «atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana».  La pace, secondo il Pontefice, prima di essere una meta, è “una presenza ed un cammino”, un principio che deve guidare e determinare le nostre scelte, orientandole alla non violenza, all’ascolto e al dialogo, e quindi, al rifiuto dell’indifferenza. Alla mancanza di speranza, afferma il Papa, “va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala” 

Il comune e schietto tenore di questi due messaggi, pur non omettendo di rivolgersi ai decisori istituzionali, inchioda la coscienza di ciascuno, senza sconti e scorciatoie, sulla gravità dell’ora che il mondo sta vivendo,  di fronte alla quale non ci si può voltare dall’altra parte, limitandosi ad essere meri spettatori. Se è vero che la pace richiede istituzioni e regimi democratici capaci di prevenire i conflitti o gestirne la soluzione in modo non violento, è anche vero che quando le istituzioni e le democrazie si indeboliscono per delegittimazione, mancanza di partecipazione, pratica della delega passiva, disinformazione, ecc, anche le basi della pace diventano fragili. Come non mai in questi ultimi anni è parso come quest’ultima non sia un dono scontato, né qualcosa la cui custodia possa essere affidata esclusivamente alle istituzioni, alla politica o alle organizzazioni internazionali, senza il contributo fondamentale di una cittadinanza consapevole, informata, attiva e reattiva.

Al riguardo, significativo è il richiamo ai giovani, presenti in entrambi i messaggi come portatori di speranza ma anche di responsabilità, e, in particolare, l’invito diretto rivolto loro dal Presidente Mattarella a costruire il futuro della Repubblica con un ruolo da protagonisti del proprio tempo.