Comunicato Argomenti 2000 Leone XIV-Trump

Il quadro politico internazionale vive settimane drammatiche a seguito della guerra contro l’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele e che si salda ad altri conflitti: dall’Ucraina alla Terra Santa, dallo Yemen al Sudan, in tutto 56 conflitti armati nel mondo mai così tanti dopo la Seconda Guerra Mondiale. A questo si è aggiunto un attacco senza precedenti da parte del Presidente degli Stati Uniti all’indirizzo del vescovo di Roma. Leone XIV è stato accusato di debolezza e di accondiscendenza nei confronti del crimine e di regimi politici violenti e militarmente pericolosi. La crisi che si è aperta e che ha visto una presa di posizione vasta di censura delle posizioni espresse dall’attuale presidente americano rappresenta un ulteriore sviluppo di una lacerazione profonda che si sta consumando nel cuore della cultura politica degli Stati Uniti. Le parole di Trump denunciano la gravità della crisi che attraversa un paese che è nato nella convinzione che il potere legittimo sia solo quello esercitato in limiti precisi, che la ragion d’essere della politica e delle istituzioni sia preservare la libertà e i diritti delle persone. Si tratta di una fase, che nei suoi elementi di fondo si allarga anche all’Europa, in cui vi sono forze e parti rilevanti dell’opinione pubblica, che mettono in discussione i fondamenti della democrazia e lo fanno in ragione di un ritorno alla logica della forza come l’unica in grado di garantire sicurezza.

Dentro questo scenario le parole di Leone XIV durante la veglia per la pace e nelle dichiarazioni rese alla stampa rappresentano una voce di grande libertà, quella di cui i credenti sono capaci proprio perché fanno della propria fede la stella polare che li guida a riconoscere nell’altro la dignità della persona umana e li protegge dalla tentazione di diventare strumento di potere. Quando il pontefice chiarisce che il compito della Chiesa, di fronte alla guerra, è ricordare le parole del Vangelo: «Beati i costruttori di pace», e ad essere restare fedeli senza cedere a calcoli di opportunismo elettorale o a logiche di esercizio della forza, offre a tutti, credenti e non credenti, un grande esempio di libertà e laicità, di democrazia e di edificazione della pace. Soprattutto, indica quello che è il compito essenziale delle comunità religiose in questo tempo di conflitti e cioè quello di avere cura della reciproca libertà di esprimere la fede per rendere le nostre società, le nostre relazioni, autenticamente umane e capaci di accogliere ognuno nel suo dare voce ad un frammento di verità. In questo vi è il contrario di quello che l’attuale presidente e l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti denunciano: le parole di Leone sono tutt’altro che un’ingerenza nelle questioni interne di un paese, sono un grande servizio alla politica perché ricordano a quest’ultimo quali sono i limiti entro cui davvero può perseguire il proprio compito e cioè il bene degli esseri umani.

In ciò che è accaduto, per quanto grave e preoccupante, vi è anche il segno di un’alternativa possibile, di un mondo nel quale le persone acquistano la consapevolezza delle proprie responsabilità verso l’altro e se ne fanno carico ed esercitano una maturità di fede e di senso civile. In un tempo di conflitti, in cui all’insicurezza e alla paura si risponde proponendo di rinunciare alla libertà, al rispetto della dignità della persona e al senso di solidarietà fra esseri umani, emerge un orizzonte politico diverso che è quello nel quale serve costruire un nuovo orizzonte di istituzioni nazionali e internazionali, di strumenti politici e di forze sociali e culturali che diano sostanza e spessore alla parola pace.