Ci vorrebbero degli Amici

Venerdì, 28 Novembre, 2025

CI VORREBBERO DEGLI AMICI…. CON UNA POLITICA CORAGGIOSA PER UN FUTURO DELLA DEMOCRAZIA

Che cosa si sta muovendo nella società italiana? Tra astensionismo e manifestazioni di piazza, tra localismo e attenzione alle questioni internazionali il sistema sembra anarchicamente fluttuare tra opposti richiami senza direzione. Siamo in presenza ai gemiti di una nascente nuova partecipazione politica non mediata, una nebulosa al cui interno si muovono corpi disomogenei con richieste contradditorie, ma certamente desiderosi di far sentire la propria voce, di mandare un messaggio al palazzo di esistenza in vita? Siamo in presenza di un tentativo di reagire alla consapevolezza di avere sempre meno potere reale, un “demos” esautorato che richiede una sua riconoscibilità? O solo una reazione emotiva? A prima vista la reazione di chi sta al governo e all’opposizione è diversa, ma tutto sommato simmetrica. Chi sta al governo pensa che questo popolo non le appartenga, è un qualcosa di estraneo, magari minoritario, se non da ignorare da non impensierire, chi sta all’opposizione tenta in realtà molto timidamente di “cavalcarlo”. Lo ritiene in fondo amico, terreno conquistabile. In fondo dopo un primo stupore ritornano a fare i loro calcoli di voti, di poltrone di alleanze.

Maledetta politica politicante! “Ci vorrebbe un amico per poterti dimenticare…”

Ci vorrebbe più di un amico, ci vorrebbero tanti amici che osassero una politica coraggiosa che ridia slancio ad una Italia asfittica e sfiduciata. Da dove dovrebbero partire questi amici? Intanto evitare di cercare nel passato le soluzioni del futuro con una deriva tra amarcord e risentimento. Gli amici che guardano al futuro devono dare senso e risposta a queste tre domande/esigenze:

  1. Come rendere attive le aspirazioni del popolo
  2. Come riattivare il processo di rappresentanza, il processo di valutazione e quello decisionale.
  3. Come rendere efficace l’azione di governo per soddisfare le aspirazioni.

Partire da un esame severo anche impietoso di ciò che è mancato, di ciò che non è stato, e di ciò che si è lasciato essere, di ciò che non poteva essere.

Al fine di consentire di avere una democrazia con istituzioni legittimate all’esercizio del potere sono basilari i seguenti tre capisaldi.

  1. Istituzioni che consentano di gestire il cambiamento e la modernizzazione senza violenza.
  2. Avere un sistema non ideologico di “check and balance” che controlli chi sta al potere evitando che chi lo gestisce ne abusi
  3. Molto importante, nell’era della digitalizzazione, come far partecipare i cittadini nell’esercizio del potere al di là delle elezioni evitando che si indebolisca la democrazia.

Questi tre aspetti oggi sono in crisi. Lo sono perché i cambiamenti sembrano regressivi e comunque definiti da poteri insediati in luoghi irraggiungibili. I sistemi di controllo sembrano arenati nelle sabbie mobili della burocrazia, e infine la disponibilità di informazioni consentono di bypassare le istituzioni e le intermediazioni anche quelle che avrebbero gli strumenti per validare la fondatezza della notizia. I nostri amici dovranno partire umilmente dalla considerazione che non esistono soluzioni totali onnicomprensive. Qui si fa cenno ad alcuni aspetti non trascurabili. Occorre pensare a proposte politiche che rappresentino un salto di qualità. Che prospettino una visione che dia speranza, che interrompa la “lunga marcia” verso l’autoritarismo intrapresa dalla presidente Meloni. Tutto ciò con una premessa su due temi: I principi e il ruolo del denaro in politica.

Per i principi. La prima parte della nostra costituzione non si tocca! La nostra costituzione non è da modificare, ma è da attuare.

Il denaro. Oggi in politica o si è molto ricchi o si dipende da persone molto ricche. Anche in Italia si è intrapresa la strada del finanziamento privato, ma poiché i privati non fanno beneficenza alla politica, soprattutto ora che sono cadute tutte le ideologie, è opportuno mettere al riparo la politica dal ricatto e dal voto di scambio.

Il male minore è indubbiamente il finanziamento pubblico. Fermi questi punti i nostri amici dovranno affrontare la sfida che Dahrendorf definiva la quadratura del cerchio. Far convivere benessere economico, coesione sociale e libertà politica.

Non dare per scontato l’astensionismo. Se l’astensione diciamo fisiologica è interpretabile come benevola indifferenza, quando diventa maggioranza relativa allora la crisi di un sistema se non rifiuto dello stesso è evidente. Ma il dato ancora più allarmante è che i partiti considerino l’astensionismo un dato ineludibile e non siano preoccupati del fenomeno astensionistico in sé, ma del fatto che vada a vantaggio dell’avversario. Sono preoccupati che i propri elettori siano più astensionisti degli elettori avversari.

Il parlamento va salvato nella sua funzione perché è garanzia di quelle due caratteristiche ineludibili che fanno di una democrazia una vera democrazia: il pluralismo e il dissenso.

Il tema delle regole del gioco è vitale. Norberto Bobbio riteneva che “potere e diritto sono le due facce della stessa medaglia: solo il potere può creare il diritto e solo il diritto può limitare il potere”.

Ogni democrazia plebiscitaria ha il suo strumento efficace nei social. I social danno l’illusione della partecipazione e molte volte trasformano i confronti in scontri tra tifoserie, nel loro versante positivo possono essere strumento di mobilitazione, ma non sono il veicolo dell’organizzazione della proposta politica. Possono essere il carburante, ma non il motore. Per il motore occorrono i partiti e le organizzazioni

Alcuni punti risulteranno qualificanti in un programma coraggioso.

RIFORMA FISCALE – SPENDING REVIEW- WELFARE – IMMIGRAZIONE-EUROPA ED INNOVAZIONE TECNOLOGICA

RIFORMA FISCALE

L’IRPEF è diventata è un ircocervo. È ora di avere il coraggio di cambiare strada. È necessario, coerentemente con il dettato costituzionale ripristinare la progressività e combattere l’evasione per abbassare le tasse.

SPENDING REVIEW

Ridare efficienza alla macchina amministrativa dello stato, riducendo spese inutili salvaguardando il welfare. Molti progetti sono stati inseriti nel PNRR, ma troppe rendite politiche sono rimaste intatte.

WELFARE

C’è ancora un settore di cui lo Stato domina la direzione e le spese, e del quale non è stato esautorato: è la politica di welfare. In Italia si è confuso il Welfare con l’assistenzialismo. Il potenziamento e il rifinanziamento del SSN è imprescindibile, ma allo stesso tempo occorre uno stretto controllo dell’operato regionale. Per le classi veramente svantaggiate occorre tagliare le radici con il contesto da cui provengono e questo lo si può fare prima di tutto con la scuola. Una scuola che formi la persona, ma soprattutto per queste classi che includono molti immigrati di seconda generazione, che dia la possibilità di un lavoro con l’addestramento professionale. Occorre evitare che si formino sottoproletariati arrabbiati e conflittuali evitando derive repressive.

IMMIGRAZIONE

L’immigrazione illegale è un tema ormai strutturale. La sinistra non può ridursi all’accoglienza e le politiche di rimpatrio sono di fatto fragili se viene rimpatriato 1 su 4 dei migranti clandestini. Qui occorre anche un atteggiamento di onestà intellettuale. Se queste persone sono necessarie al sistema economico, vogliamo utilizzarle tenendole nelle sottopagate e senza diritti o desideriamo riconoscere la loro dignità come persone? Vogliamo nel non detto avere degli schiavi o delle persone? Il problema della migrazione in società che tendono a privilegiare l’omogeneità si manifestano in intolleranza all’interno e conflittualità aggressiva all’esterno. Alcuni regionalismi in nome dell’autonomia finiscono di disegnare nuovi confini. In questo senso occorre avere il coraggio di superare la Bossi Fini e inserire nella legalità chi arriva rimpatriando chi non si integra.

EUROPA

La dimensione europea è il nostro futuro.

L’allargamento dell’Europa se ha dato dei risultati positivi ampliando il consenso al mondo democratico, dall’altro lato, sono emerse resistenze collegate con gli interessi nazionali. È noto che il voto all’unanimità è la trincea dei partiti nazionalisti come quello della presidente Meloni. La destra di Meloni non farà mai crescere la dimensione europea. Non trasformerà mai l’Unione Europea, come suggerisce Mario Draghi da attore passivo e regolatore ad attore geopolitico più potente richiede che, chi ci crede, prenda in mano la direzione politica di questa nuova realtà.

Il secolo scorso ha sconfitto il comunismo e il fascismo il secolo attuale dovrà sconfiggere il populismo, regno dei retori e dei sofisti e le sfide che nascono dalla società tecnologica.            Ecco perché ci vorrebbero amici che pensassero una politica che riprenda a pensare lungo, superando la tattica delle alleanze, queste verranno in un secondo momento.

Le coalizioni sono pensate per governare, non si sono mai viste coalizioni per opporsi, per la semplice ragione che prevarranno sempre le diversità di vedute a cui non si può rinunciare pena perdere consensi nell’elettorato.

Prendere l’iniziativa con coraggio osando strade nuove lontane dal moderatismo responsabile e dall’idealismo radicale, per creare un’alternativa che non sia un castello in aria o un movimentismo agitatorio che non giunge a risultati concreti e alla fine genera frustrazione.

Nel suo libro “Il trilemma della libertà. Stati, Cittadini, Compagnie digitali” Gabriele Giacomini, docente di Teoria politica e digitale, ha illustrato come nella società contemporanea, la scelta delle alleanze possa concludersi solo tra due di questi attori. Se stato e compagnie si alleano noi avremo una limitazione della libertà ed elusione del controllo legale del potere. L’alleanza compagnie digitali - cittadini vedrà una crescita delle sperequazioni economiche ed un impoverimento dello stato sociale. Lo scenario meno problematico è l’alleanza cittadini - stato che permetterà di garantire le libertà e sorvegliare anche gli aspetti etici che forse i paesi autoritari non terranno in considerazione, ma avremo garantito la democrazia.

Questa alleanza perché produca i suoi frutti ha bisogno della politica. Solo una politica coraggiosa e innovativa nei contenuti potrà riattivare l’astensionismo. Ecco la sfida dei prossimi anni che, se colta, può dare una opportunità al centrosinistra.

Troveremo questi amici per queste sfide?

N.B. per un approfondimento di questi temi vedi

Una politica coraggiosa per un futuro della democrazia

 

Fausto Delpero - Argomenti2000 

 

N.B. per un approfondimento di questi temi vedi: Una politica coraggiosa per un futuro della democrazia