di Ernesto Preziosi
Nel 2009 ricorre il centenario della nascita di Giuseppe Lazzati, figura centrale nella Chiesa e nella società italiana del Novecento.
La sua biografia è particolarmente ricca di episodi che attraversano gran parte del secolo. Nasce a Milano, dove frequenta le scuole con una breve parentesi dal 1918 al 1920 ad Alassio. Negli anni seguenti studia presso il liceo ginnasio Beccaria della città ambrosiana. È attivo nelle organizzazioni studentesche, in particolare la San Stanislao che raccoglie gli studenti delle scuole superiori e di cui è fervido animatore don Pozzoni. Grazie a quest’impegno, in maniera particolare negli anni 1927-1931, quando è studente all’Università Cattolica, conosce Agostino Gemelli, Giulio Salvatori, Ludovico Necchi. Si laurea nel 1931 in Lettere e filosofia e, di lì a poco, espletato il servizio di leva, entrerà a far parte del Pio sodalizio dei Missionari della Regalità, una forma di consacrazione nel mondo intuita da Agostino Gemelli e che sarà antesignana della formula degli Istituti Secolari. Nel 1932 inizia anche la carriera universitaria, prima come assistente del prof. Ubaldi, poi come libero docente. Incaricato di Letteratura cristiana antica, studia e commenta la lettera A Diogneto.
Per la maturità del laicato
Nel settembre 1933 scrive un “programma di vita” assai significativo di un percorso che avrebbe seguito per l’intera esistenza. Nel frattempo è attivo nella Gioventù Italiana di Azione cattolica (GIAC) di cui diviene anche presidente diocesano dal 1934 al 1945. Anche se la sua posizione si confronta e si differenzia dalla posizione nazionale incarnata in quegli anni da Luigi Gedda, sta di fatto che l'esperienza associativa per Lazzati non sarà una parentesi, ma andrà approfondendosi anche nelle seguenti stagioni, fino a convincerlo dell'importanza dell'associazione anche nel dopo-Concilio, come un vivaio, una fase propedeutica di quella "laicità compiuta" di cui gli istituti secolari dovevano fungere da fermento.
È così che nel 1938 lascia il sodalizio di Gemelli, formalizzando nel 1939 un proprio Istituto, il “Milites Christi regis”.
Durante la seconda guerra mondiale, cui partecipa come alpino, viene preso prigioniero dai Tedeschi, trasferito a Innsbruck, poi a Stablak, nella Prussia orientale, dove rifiuta l'offerta di inquadramento nell'esercito tedesco e di aderire alla Repubblica sociale italiana. Viene quindi internato nel lager di Deblin-Irena, a sud di Varsavia; poi nel campo di Oberlangen-Lathen presso il confine tra Germania e Olanda; infine, in quello di Sandbostel e di Wietzendorf.
Lazzati diviene punto di riferimento di tanti internati, tenendo tra l’altro un “Seminario ideologico-politico”, come ricorderà Alessando Natta, suo compagno di prigionia. Nello scenario squallido delle baracche di un campo di concentramento, quando al massimo si può puntare a sopravvivere, egli offre la testimonianza di chi è capace di annunciare la speranza nel futuro, svolgendo quelle lezioni che poi andranno a confluire nel testo Il fondamento di ogni ricostruzione (ora in G. Lazzati, Chiesa, laici ed impegno storico. Scritti (1947-'65) riediti in memoria, Milano 1987). Sono pagine significative e precorritrici del Concilio sul rapporto tra “azione cattolica” e “azione politica” e sulla teologia del laicato, tema incessantemente approfondito fino agli ultimi giorni della sua vita. Non è un caso che l'impegno esplicito nella politica nasca per Lazzati dall’esperienza drammatica della guerra, ma anche dall’eccezionale possibilità di intervenire in quel contesto per la costruzione di una civiltà cristiana.
Dal 1946 al 1948 partecipa alla Costituente ed è deputato fino al 1953. Nello stesso anno rinuncia ad una nuova candidatura e nel 1956 assume la presidenza dei laureati di Azione Cattolica nell’arcidiocesi di Milano. Nel 1958 viene chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura cristiana antica in Università Cattolica e, nella parte finale dell’episcopato di Montini, dal 1961 al ’64, è direttore del quotidiano «L’Italia». Lascia quindi la direzione del quotidiano per assumere la presidenza diocesana dell’AC.
Fede e cultura
La sua ricca biografia lo presenta come uomo dalla spiritualità viva, impegnato per l’intera esistenza a ricercare quella vena spirituale che poteva favorire l’autentica maturazione del laicato. «Permeare di divino l’umano – scrive Lazzati – è il compito del laico e si è chiamata tale azione “consecratio mundi”; ora, non può animare divinamente se non chi vive la vita divina; non può consacrare se non un consacrato ed è appunto il vivere la propria consacrazione battesimale e cresimale ciò che rende possibile al cristiano di consacrare a Dio l’opera delle proprie mani».
Nel 1965 diviene preside della Facoltà di Lettere e, nel 1968, rettore dell’Università Cattolica, incarico che ricoprirà sino al 1983. Egli rilancerà, attraverso dei Corsi di aggiornamento culturale, il pensiero dell’Ateneo su temi di cruciale importanza.
Nel dicembre 1985, dopo gli anni rettorato, darà vita all’Associazione «Città dell’uomo».
Giuseppe Lazzati muore il 18 maggio 1986, nel giorno di Pentecoste; nel settembre 1988 la salma viene traslata presso l’Eremo di San Salvatore ad Erba (Como) che, negli anni Settanta, lo aveva visto incontrare centinaia di giovani in una serie di incontri vocazionali.
È attualmente in corso il suo processo di canonizzazione presso la Congregazione vaticana per le cause dei Santi.
Di lui il Cardinale Martini ha detto, parlando nel decimo anniversario della morte: «A mano a mano che passano gli anni cogliamo sempre meglio che Giuseppe Lazzati era anzitutto un mistico, un uomo di Dio. Di qui partiva tutta la sua concezione della storia e della presenza del cristiano nel mondo». Martini pensava certamente non solo a sottolineare l’esemplarità della sua figura, ma aveva ben presente quanto tornerebbero utili ancora oggi la coerenza del suo pensiero e la lucidità del suo modo di intendere la laicità cristiana, in tempi «di frammentazione e di debolezza».
A chi vuole confrontarsi con la sua vita, Lazzati si presenta in primo luogo come educatore e come uomo di cultura: per lui quest’ultima aveva il significato di una “coltivazione” della dimensione umana in tutte le sue potenzialità, tanto da rendere consapevole la persona della sua vocazione storica e ultraterrena. Cultura ed educazione procedono di pari passo «con amabilità e dolcezza», come egli amava dire.
Forte di questa “coltivazione” il laico acquista coscienza di sé, secondo quanto affermato dai pronunciamenti esemplari del Concilio, specie quello della Lumen Gentium (n. 31), che il rettore della Cattolica amava spesso commentare: «Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio».
In secondo luogo, è vero che Lazzati è debitore verso l'esperienza associativa dell'Azione Cattolica, ma è altrettanto e forse più ancora vero che l'A.C. è debitrice verso di lui e verso la sua riflessione su laici e laicità che ha precorso il Concilio. L'esperienza associativa è stata per Lazzati significato e stimolo nelle varie età, a partire dagli anni '30 e '40 in cui è dirigente diocesano, nell’immediato dopoguerra e nel periodo del rinnovamento dell’associazione, vissuto sempre dall'osservatorio ambrosiano ma in schietta e fraterna comunione con uomini come Costa e Bachelet, fino ad arrivare alla presidenza della V Assemblea nazionale di AC, affidatagli da Monticone nel 1983.
In sostanza la riflessione sul ruolo del laico nella Chiesa e nel mondo è il dato prioritario nell'esperienza lazzatiana. E non si capirebbero determinati passaggi della sua riflessione politica, se non in questa luce: appunto quella che fa risaltare la necessità che i laici siano attrezzati culturalmente, capaci di “pensare politicamente”, necessità di cui egli fu inesauribile testimone.
L'occasione del centenario
Ricordare, a cento anni dalla nascita, la figura e la lezione del Professore significa confrontarsi con l’attualità di questa testimonianza. A Milano si è costituito un Comitato di cui fanno parte rappresentanti della famiglia Lazzati, della Fondazione “Giuseppe Lazzati”, dell’Associazione “Città dell’uomo”, dell’Associazione culturale “Giuseppe Lazzati”, dell’Azione Cattolica ambrosiana, dell’Istituto secolare “Cristo Re”, dell’“Ambrosianeum” e alcuni professori dell’Università Cattolica. Le iniziative si susseguono fino a novembre tra Milano e Roma con un calendario molto fitto. Oltre a un incontro promosso in collaborazione con la Provincia di Milano e tenutosi a maggio su “Giuseppe Lazzati e la fondazione della Democrazia italiana”, segnaliamo ad Erba (Como), presso l’Eremo San Salvatore, un incontro di testimonianze e approfondimenti dal titolo “Dialoghi spirituali sulle orme di Giuseppe Lazzati”(6/7 giugno); la Messa vigiliare in Duomo, celebrata dal Cardinale Dionigi Tettamanzi (Milano, 13 giugno, ore 17,30). Due convegni si terranno rispettivamente a Roma, il 22 giugno, presso l’Università Cattolica, dal titolo “Laici cristiani nella Città dell’Uomo: l’eredità di Giuseppe Lazzati”, promosso da Città dell’Uomo sezione di Roma, con Guido Formigoni (ore 17); a Milano, nella sede di Largo Gemelli dell’Università Cattolica, il 21 ottobre, con il titolo “Coscienza cristiana e rinascita democratica: l’impegno educativo di Giuseppe Lazzati”, coordinato dal prof. Luciano Pazzaglia; per l’8 novembre è previsto, a Milano, l’evento per giovani, educatori, adulti, promosso con AC Ambrosiana, Pastorale Giovanile della Diocesi di Milano, Pastorale scolastica, FUCI, MEIC, “Ricevere con gratitudine, donare con responsabilità - Sulle orme di Lazzati educatore e maestro di vita spirituale”; infine, il 21 novembre a Roma, alla Domus Mariae, “Lazzati, il Concilio… e noi”, un convegno promosso con AC italiana, MEIC, FUCI, MIEAC. Terrà la relazione introduttiva il prof. Luigi Franco Pizzolato.
Fin qui gli appuntamenti principali previsti nei prossimi mesi. Il centenario della morte di Lazzati è però un’occasione più ampia per fare un bilancio e per misurarsi sul cammino compiuto dal laicato nella Chiesa verso la maturità, verso la pienezza della chiamata battesimale. Così come è un modo per ripensare alla presenza della Chiesa nel mondo, alla sua capacità di essere oggi sale e luce per le genti.
A ciò possono servire i molti scritti di Lazzati in gran parte pubblicati dall’Ave (
www.editriceave.it) ma soprattutto la volontà di continuare un cammino che generazioni di credenti hanno aperto lungo il secolo scorso, che il Concilio ha autorevolmente confermato e che attende oggi di essere continuato.