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Nuove Generazioni

Associazione nazionale socio-culturale
Centro-Studi e di formazione attiva per l'umanesimo personalista

"... capaci di trasmettere alle generazioni ... ragioni di vita e di speranza"


Per contatti: nuovegenerazioni@gmail.com

 


Cristiani cittadini attivi nel lavoro e nei lavori


a cura di Carlo Pantaleo, Presidente Associazione e Centro Studi "Nuove Generazioni"

La cittadinanza è il modo in cui assumendosi personalmente la responsabilità delle proprie decisioni e azioni, la dignità umana viene tutelata e rispettata nella vita sociale e politica, e quindi anche nel lavoro. Il lavoro per quanto possa essere frammentato, precarizzato e desocializzato occupa sempre una parte molto importante della nostra vita, in particolare nella soggettività umana e nella spiritualità vissuta. Gesù Cristo stesso si è posto in difesa della dignità di ogni uomo, cominciando dai più umili e dai più disprezzati, anche a causa proprio del mestiere che esercitano. I primi ai quali fu dato l'annuncio della nascita del Salvatore sono i pastori, considerati impuri per il tipo di lavoro che svolgevano. Gesù, il figlio del "falegname", ha lavorato con Giuseppe la maggior parte della sua vita dando sostentamento alla sua famiglia. Gesù così si incarna nella realtà dura dell'uomo per condividerne silenziosamente la quotidianità, ma anche assumendo la fatica per collaborare all'opera creatrice e redentrice del Padre. Conseguentemente, così sceglie i suoi apostoli, anzi li chiama mentre sono al lavoro, svelandone il significato ultimo.

Caritas in veritate, 63
"Che cosa significa la parola « decente » applicata al lavoro?
Significa un lavoro che, in ogni società,
sia l'espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna:
un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne,
allo sviluppo della loro comunità;
un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione;
un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli,
senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare;
un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce;
un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici
a livello personale, familiare e spirituale;
un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa."


Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 271
"La soggettività conferisce al lavoro la sua peculiare dignità, che impedisce di considerarlo come una semplice merce o un elemento impersonale dell'organizzazione produttiva. Il lavoro, indipendentemente dal suo minore o maggiore valore oggettivo, è espressione essenziale della persona, è « actus personae ». Qualsiasi forma di materialismo e di economicismo che tentasse di ridurre il lavoratore a mero strumento di produzione, a semplice forza-lavoro, a valore esclusivamente materiale, finirebbe per snaturare irrimediabilmente l'essenza del lavoro, privandolo della sua finalità più nobile e profondamente umana. La persona è il metro della dignità del lavoro:
«Non c'è, infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compie è una persona »".


Come ci si aiuta a confrontare la nostra vita di lavoro con la Parola di Dio e con la Dottrina sociale della Chiesa?
Come concepisci e vivi il lavoro in rapporto a se stessi, agli altri, al mondo?


Quali sono gli aspetti più importanti di partecipazione al lavoro e in quale ordine li poni?
Sono chiari gli obiettivi insiti nel nostro lavoro o professione in merito alla crescita personale e comunitaria?


Come coniugare lo sviluppo dell'impresa con lo sviluppo del bene comune?

Nel lavoro come sono tenute in considerazione le esigenze della famiglia?

L'impegno sindacale o nella propria associazione di categoria lo si vede come strumento di costruzione del bene comune e di solidarietà?

Quanto e come sono sostenuti i giovani che entrano nel lavoro?

Come si vive nel lavoro precario, marginale o nella disoccupazione? Come si partecipa a iniziative che aiutano ad uscirne o sono a favore di quanti vi si trovano?

Laborem exercens, 25
"Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per sé e per la famiglia, esercitano le proprie attività così da prestare anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto ritenere che col loro lavoro essi prolungano l'opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e danno un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia»... Bisogna, dunque, che questa spiritualità cristiana del lavoro diventi patrimonio comune di tutti. Bisogna che, specialmente nell'epoca odierna, la spiritualità del lavoro dimostri quella maturità, che esigono le tensioni e le inquietudini delle menti e dei cuori".


Popolorum progressio, 28
"Senza dubbio ambivalente, dacché promette il denaro, il godimento e la potenza, invitando gli uni all'egoismo e gli altri alla rivolta, il lavoro sviluppa anche la coscienza professionale, il senso del dovere e la carità verso il prossimo. Più scientifico e meglio organizzato, esso rischia di disumanizzare il suo esecutore, divenuto suo schiavo, perché il lavoro è umano solo se resta intelligente e libero. Giovanni XXIII ha ricordato l'urgenza di rendere al lavoratore la sua dignità, facendolo realmente partecipare all'opera comune: «Bisogna tendere a far sì che l'impresa diventi una comunità di persone, nelle funzioni e nella situazione di tutti i suoi componenti
 

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Ultimo aggiornamento
18/11/2009