cerca nel sito
Iscriviti all'associazione Iscriviti alla newsletter
Nota introduttiva
1. I punti che la qualificano

Il cattolicesimo democratico fa perno su alcune idee-forza, che hanno come riferimenti cardine la Costituzione ed il Concilio:

a) una coscienza politica in senso pieno (oltre la rappresentanza di istanze di valore parziali, coltiva una visione globale del bene comune di una società);

b) l'autonomia della politica e la laicità delle istituzioni;

c) la cultura della mediazione, immanente all'azione politica anche con riguardo all'implementazione nella polis dei valori non negoziabili;

d) la tensione all'uguaglianza sostanziale, con attenzione anche ai punti di arrivo, oltre l'obiettivo (liberale) dell'uguaglianza delle opportunità; sotto questo profilo, il cattolicesimo democratico possiamo dire che è, naturaliter, riformatore più che riformista, cioè orientato a cambiare i rapporti sociali verso un di più di giustizia (cfr. art.3.b. della Costituzione);

e) si riconosce dunque nello Stato democratico e sociale disegnato dalla Costituzione (secondo faro del cattolicesimo democratico, insieme al Concilio, sul versante della coscienza religiosa);

f) alla scuola di Toniolo e dell'insegnamento sociale della Chiesa, investe sull'autonomia della società civile (principio di sussidiarietà, beninteso), ma insieme, alla scuola di Sturzo, giudica essenziale lo strumento-partito, come imprescindibile mezzo di partecipazione e di mediazione tra società e istituzioni;

g) sempre più tale cultura-tradizione politica-culturale va intesa ed espressa a modo di fermento in mare aperto e non come lobby, né confinata entro ricettacoli politici separati, dentro o fuori del PD.


2. Nuove sfide

In particolare si possono richiamare alcuni nodi:

a) l'attualità del rapporto tra autonomie locali / stato nazionale/ europeismo / mondialità; rapporto su cui invece si stanno delineando sempre maggiori confusioni, anche in campo cattolico, con la combinazione tra localismo leghista / sentimento antinazionale / antieuropeismo / chiusura nell'occidentalismo rispetto all'apertura mondiale (si vedano gli scritti di L. Sturzo, alcune parti del Codice di Camaldoli, e più in generale il ruolo internazionale dell'Italia in sede europea e delle Nazioni Unite);

b) il rapporto tra democrazia politica e democrazia economica quale terreno di costruzione di rapporti più giusti ed equi, sia a livello interno che internazionale, per cui è indispensabile il recupero di una visione della democrazia come partecipazione ai processi e non solo come momento elettorale; oltre che come costrutto politico tenuto assieme da una prassi virtuosa sia a livello pubblico che privato, a sua volta espressione di un orizzonte di valori e di un ethos condiviso;

c) una visione della politica (e della classe dirigente) come orientatrice della società (l'opposto del sondaggismo) e pertanto espressione effettiva della società civile;

d) una visione positiva del rapporto pubblico-privato, orientata al bene comune e alla funzione "forte" dello Stato in termini di regole e controllo (il contrario della "privatizzazione dello Stato").


3. Regressione ecclesiale sulla democrazia

In primo luogo, si avverte l'esigenza di aprire un confronto sul significato e sul ruolo che può avere nel presente il cattolicesimo democratico. Vi è, infatti, la necessità di giustificare in qualche misura l'espressione, non sempre usata con lo stesso significato. Emerge anzi la difficoltà a tematizzare tale definizione, in uno sforzo di risistematizzazione che possa favorire un convergere quanto più ampio possibile e un rilancio della proposta cattolica democratica, alla luce di un percorso.

Storicamente il cattolicesimo sociale nasce prima di quello democratico, ma in esso pone le sue radici e si esprime, giungendo attraverso l'impegno di un laicato consapevole - ancora prima della gerarchia ecclesiastica - all'apprezzamento della democrazia.

Il problema rilevante, se non centrale, è nella difficile accettazione delle conseguenze della democrazia e del suo metodo da parte della gerarchia ecclesiastica (nonostante le affermazioni del magistero, si veda ad esempio la Caritas in veritate) e di una parte del cattolicesimo stesso, il che - ad ogni passaggio storico - mette in discussione il ruolo dei cattolici democratici, rispetto a quanti inclinano al sostegno di soluzioni di altro tipo (autoritarie, plebiscitarie ecc.). Siamo in uno di questi passaggi. Non a caso, pressoché dagli stessi soggetti, che pure si proclamano cattolici (anzi addirittura "difensori della civiltà cattolica"), sono messi in discussione tanto il Concilio, che ha dato un fondamento teologico definitivo all'impegno politico dei credenti, quanto la Costituzione, che è espressione esemplare di una sintesi per il bene comune in cui si sono tradotti nella condivisione più ampi principi espressione del cattolicesimo democratico.


4. Un patrimonio da non disperdere

La situazione presente, con la sua evoluzione, pone una necessità: quella di intese operative forti tra i soggetti, per non disperdere un patrimonio che è stato costruito lungo la storia del paese e che rischia di essere ininfluente nell'attuale situazione, debole com'è per mancanza di elaborazione culturale e di esponenti qualificati e riconoscibili.

Il patrimonio del cattolicesimo democratico è già alquanto disperso. Di qui la necessità di non smarrire del tutto gli indirizzi (plurimi) dove esso abita. Il cattolicesimo democratico infatti si sviluppa "prima" dell'ambito propriamente politico, in quella vasta rete associativa ed ecclesiale che ha sostenuto la presenza dei cattolici in Italia dalla fine dell'800 ad oggi. Venendo meno tale "ambiente di coltura", vengono meno le modalità concrete attraverso cui tale patrimonio possa essere trasmesso di generazione in generazione e rinnovato a confronto con i sempre nuovi segni dei tempi, con le sfide attuali nel campo socio-politico. Qui - sia detto per inciso - sta la responsabilità della comunità cristiana (gerarchia e laicato): senza una ritessitura associativa il cattolicesimo democratico si riduce ad un gruppo di reduci. Sarebbe essenziale che la gerarchia cogliesse questo nodo, specie quando invoca una "nuova generazione di politici cattolici". Nella difficoltà di raccogliere senza seminare si riconosce il pericolo che tanti cattolici si trovino a raccogliere in contesti appartenenti ad altre culture (al momento quelle della destra), culture che non tanto facilmente sanno dialogare e che sono sempre più riconoscibili anche nei contenitori politici, ed in ogni caso si sono già date forme partitiche.


5. In un contesto plurale

Va anche tenuto presente che il cattolicesimo democratico è solo un segmento, e spesso minoritario, del cattolicesimo politico (aspetto di per sé già vero anche dentro la Dc). Anche per questo, accanto a una chiarificazione del termine, è necessario alimentare la qualità culturale della proposta politica, operazione per cui può risultare di grande utilità attingere al percorso storico del cattolicesimo democratico, anche se la necessità del presente riguarda una elaborazione culturale fatta sui temi di attualità (dalla visione della democrazia, alla praticabilità dello stato sociale). Va tra l'altro evitato il rischio che il cattolicesimo democratico sia visto come elitario, trascurando la necessità di una dimensione popolare e un esplicito richiamo alla tradizione comunitaria e personalista. La strada intrapresa nell'attuale contesto politico di favorire contenitori plurali per offrire sintesi efficaci e capaci di raccogliere un consenso ampio non esclude, anzi in certa misura richiede, che ciascuno partecipi al lavoro comune attingendo al proprio serbatoio, operazione, come si intende, ben diversa dalla riproposizione identitaria che oggi non può che esasperare il confronto e parcellizzare la rappresentanza. Sarà necessario pertanto intendersi su alcuni punti qualificanti la tradizione e l'esperienza cattolico democratica.


6. Mettere in rete

Va pertanto individuato lo spazio dove favorire l'elaborazione culturale e politica necessaria. È infatti per questa strada che si può in futuro raccogliere un consenso attorno ad idee e programmi, mentre rimane residuale e anche controproducente sul piano dell'immagine, il percorso di chi volesse ribadire un'identità cattolico-democratica rivendicandone il corrispettivo come quota.

Anche per questo non ci nascondiamo che il primo terreno su cui occorre tornare a riflettere è quello ecclesiale, ponendo in evidenza la necessità di una riproposta forte di visione storica e di idee su cui confrontare gli orientamenti presenti. In tal senso anche momenti come le Settimane sociali possono costituire occasioni utili.

Così come andrà fatto ogni sforzo per monitorare e collegare le molte esperienze spontanee che pur esistono nei vari territori, favorendo non tanto un coordinamento quanto la messa in circolo, in rete di esperienze, di occasioni di incontro e tutto ciò che può alimentare conoscenza, condivisione, presa di responsabilità.

Verso una mappa del cattolicesimo democratico
Laicità e pluralismo
Glocale
Politica, partiti, istituzioni
Scuola Università Ricerca
Nuove economie
Bioetica
Confronti e Dibattiti
Testimoni
 
Credits CENSES -Centro Studi Storici e Sociali
2005 tutti i diritti sono riservati