Tra solidarietà vissuta e dimenticata: amministratori di propaganda

Parlare di solidarietà sembra che sia diventato un esercizio inutile e assolutamente evitabile da parte di qualche politico o di qualche forza politica che usa termini spicci nel definire certi comportamenti che vengono incollati, non senza un certo disprezzo, al mondo degli extracomunitari e di chi vive nell'indigenza. I richiami forti di papa Francesco fanno scattare molle emotive, ma non sempre i messaggi cadono sul terreno fertile della sensibilità fondata su valori costitutivi della nostra convivenza civile. La necessità di guidare comportamenti attraverso delle regole è doverosa in una società complessa come la nostra, nella quale le città sono sempre più affollate in spazi ristretti, i rapporti virtuali vengono scambiati per personali e la visione della povertà come un elemento urticante e fastidioso. "I poveri saranno sempre con voi (noi)" può essere considerata un'affermazione di maniera ma non di sostanza. Anche se si ha un rispetto generico per il povero al quale si aggiunge compassione e pietà, quando questo si avvicina alle nostre case o alle nostre piazze il nostro atteggiamento cambia così come cambiano le considerazioni che spesso si fanno. Esse hanno bisogno di risposte rapide per eliminare o quanto meno allontanare chi turba, inquieta, anche con la sola visione, i nostri sentimenti e la nostra sensibilità. Si crea così un'avversione per l'escluso che, con la sola sua presenza, può generare quello che in molte città viene considerato "degrado da mendicante". Interrogarsi sul perché della sua esclusione (e tanti lo sono...) dal sistema economico e sociale, o della sua patologica e talvolta irreversibile situazione, ha bisogno di alte e altre riflessioni. Molti politici o amministratori locali non ne hanno il tempo a causa di una visione ristretta di futuro, corrosa dalla volontà dalla propaganda di dare una risposta immediata alla situazione concreta senza uno sguardo alla complessità delle situazioni.
A questo punto, parlare di solidarietà in certe situazioni, porta a dei distinguo chiari tra persone dove lo spartiacque tra il povero veramente bisognoso e quello considerato meno bisognoso è netto anche se non chiaro. In tutto ciò, a mio avviso, emerge la mancanza di quella considerazione condivisa come regola aurea, che la centralità della persona e la sua dignità vengono prima di ogni decisione. Soprattutto in un contesto storico, sociale ed economico in cui il numero di coloro che si trovano ai margini è in aumento e la via d'uscita da questa drammatica situazione sembra ancora in salita. La solidarietà non può scegliere a chi rivolgersi e non può nemmeno discriminare in base alla provenienza o alla situazione che ha causato la condizione di povertà. Deve fare attenzione agli approfittatori ma senza discriminazioni.
Il lavoro per sostenere e dare risposte a chi si trova in queste condizioni non manca come non manca chi se ne occupa da sempre. Esempi se ne potrebbero trovare molti, ma vorrei citarne uno veramente significativo: le Cucine Economiche Popolari della Diocesi di Padova gestite dalle suore Elisabettine. Un'istituzione che ormai da cento anni si occupa di dare risposte a breve a chi si trova nell'indigenza offrendo un pasto, vestiario, docce calde, visite mediche e tutto ciò di cui una persona in gravi difficoltà può avere bisogno nell'immediato. Le Cucine Popolari operano nell'emergenza, offrendo solidarietà e capacità organizzative per poter distribuire circa cinquecento pasti al giorno a persone di qualsiasi provenienza. Non c'è distinzione né discriminazione alcuna in chi "fa" solidarietà . Purtroppo il fenomeno della povertà viene spesso associato al degrado nelle città. Tutto ciò alimentato dalla ricerca della sicurezza dei cittadini, reale o percepita, di fronte a fenomeni di microcriminalità diffusa. Quasi che il fenomeno e la ricerca della sicurezza possa oscurare povertà e solidarietà.
Le Cucine Economiche Popolari svolgono il loro prezioso lavoro nella città in cui pochi mesi fa si sono svolte le elezioni amministrative e il martellamento su sicurezza, mendicanti, identità culturale ostentata con scopi precisi, l'hanno fatta da padroni. Alla fine in città ha prevalso il sindaco che sbraitava sul fronte dell'essere contro qualcuno, possibilmente chi sta peggio. Diverse le situazioni complicate a Padova, indubbiamente, che meritano attenzione, scelte precise e chiare. Tutelare i cittadini è compito fondamentale degli amministratori senza ridurre la povertà a semplice accattonaggio. La semplificazione delle risposte e la ristrettezza della visione, hanno ridotto il mendicante a fenomeno degradante. La povertà, come abbiamo visto, ha bisogno di percorsi lunghi, di condivisione e comprensione delle diverse situazioni che ognuno porta con sé. Nelle nostre città, cercare di eliminare i poveri dalle piazze o dai sagrati delle chiese è diventata un eccesso di zelo di fronte alla situazione molto più complicata che molti, in silenzio per non perdere la propria dignità, vivono. Purtroppo ci si occupa di combattere i poveri e non le povertà. Lavorare per un sistema di protezione e di attenzione oltre che di regole comporterebbe maggiori difficoltà con obiettivi non immediati e forse con scarsa visibilità elettorale. Quindi la povertà vestita da solidarietà riduce il consenso per chi amministra in questo momento la nostra città probabilmente anche altre città nelle quali si vivono le medesime situazioni. A ciò si aggiunge un irrigidimento nei confronti degli extracomunitari, della religione musulmana, di alcuni anelli protettivi per chi è in difficoltà, in difesa della italianità e dei "valori" cristiani abusando della croce come simbolo identitario territoriale.
La solidarietà ha bisogno di essere rafforzata nelle istituzioni, forse anche rivisitata e rivista ma non abbandonata. Chi amministra il bene comune non può non ritenerla una speranza di miglioramento del sistema sociale e della convivenza civile. Non un pio sentimento che non guarda anche alla giustizia e alle regole di comportamento, ma un'azione in cui "tutti sono responsabili di tutti", a partire a chi governa.

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