In ricordo di Moro

Vorrei  condividere con voi, proprio oggi 9 maggio, un mio personale ricordo di Aldo Moro.
Del suo stile dignitoso e appartato, che mi ha sempre accompagnato in questi lunghi anni .  
Anche se oggi tuttavia incomprensibile, per la "socialpolitica-spettacolo"  a cui siamo costretti ! 
Quella del dito indice alzato che minaccia.
Quella dei soli sostantivi baritonali, che non spiegano niente e semplificano tutto.
E che Moro - rispettoso della "complessità" del sociale e del politico -  disdegnava .
Incontravo frequentemente  Aldo Moro.
Nella sala grande della Parrocchia di S. Francesco a M.te Mario. 
Dove, dal tardo  autunno sino a primavera inoltrata, ogni primo mercoledi del  mese  arrivava da Firenze padre  Balducci. 
E dove,  verso le 20 -20,30,  teneva una sua conferenza.
Temi sempre di attualità: fra teologia, storia e Dottrina sociale della chiesa.
Con riferimenti non nascosti alla Politica. 
Con la P maiuscola.
Sala affollata. 
Ebbene non dimentico mai che Aldo Moro arrivava con sua moglie  leggermente in ritardo . 
Cosa per lui ingiustificabile.
Entrava in silenzio. 
Senza farsi notare.
Quasi vergognandosi, e quasi  scusandosi del disturbo. 
E si sedeva (sedevano) negli ultimi posti .
Quelli trovati liberi.
E benché padre Balducci lo invitasse a spostarsi in avanti, indicandogli spesso anche il tavolo degli oratori, lui con un cortese cenno del capo e ancora in piedi rifiutava. 
Rimaneva per tutta la conferenza  seduto dove aveva trovato posto. 
Silenzioso .
Seguendo con attenzione.
Senza mai intervenire e fare domande.
Con la sua educata, defilata e pacata educazione. 
Come uno di noi.
di Nino Labate

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