In ricordo di Cesarina Checcacci

Oggi 29 agosto alle 10, nella Chiesa parrocchiale di Gesù divino lavoratore, Roma, Via Oderisi da Gubbio, si darà l'ultimo corale addio alla prof. Cesarina Checcacci, morta dopo una lunga malattia, a 98 anni, amorevolmente assistita dalla prof. Letizia Li Donni. E' stata a fianco di Nosengo fin dal 1943, nel periodo della Resistenza e della fondazione dell'UCIIM, la prima delle associazioni professionali cattoliche. E' stata tutta la vita nell'UCIIM, come segretaria, come vicepresidente e presidente nazionale, dal '74 al '97.  La scuola deve molto alla sua illuminata e generosa attività di elaborazione di idee, di sperimentazione e di contributo alla stesura e all'attuazione di norme, nel Consiglio Superiore della PI e poi nel CNPI, e di formazione di professionisti della scuola, di animazione, di impegno associativo.
Cito, per i colleghi più giovani, alcuni suoi pensieri, che ho raccolto nella voce a Lei dedicata nell'Enciclopedia Pedagogica di Mauro Laeng (App.A-Z, 2002), ripresa nel sito dell'UCIIM nazionale, per lasciare almeno un'idea della sua interiorità e della funzione educativa che ha svolto per la nostra scuola e per il nostro Paese: "
“I giovani, scrisse all’indomani del ’68, in un momento difficile per la scuola italiana, rimproverano agli adulti di non credere in ciò che fanno, tacciandoli di incoerenza, di “perbenismo”, di mancanza di coraggio. "L’unico modo per costruire è rappresentato, a nostro sommesso giudizio, da una risposta coraggiosa che è, in primo luogo, umana, in quanto si esprime con una coerenza estrema, che non si lascia fermare da remore varie. La scuola, ossia la possibilità di dialogo fra adulti e giovani, fra gli aspetti validi dell’esperienza culturale trascorsa e l’attesa impaziente del futuro, si salva così, compromettendosi fino in fondo, senza mezze misure e senza ripensamenti egoistici.(…) Compromettersi significa anche denunziare le responsabilità di situazioni incresciose e farsi centri di mobilitazione morale per ricostruire la comunità e la democrazia”. All’UCIIM chiedeva di “coordinare tutte queste personali testimonianze, compromettendosi essa stessa sulla frontiera della giustizia e della carità” (“La Scuola e l’Uomo”, 12, 1971, p.2)

E mentre denunciava l’arretratezza della legislazione e l’insufficienza dell’impegno politico per la scuola, richiamava con forza i giovani al rispetto dei valori costituzionali, tra cui la libertà d’insegnamento, e al rifiuto delle scorciatoie della violenza. Caratteristiche di molti dei suoi editoriali, attenti a non abbandonare mai il terreno del quotidiano, ma a non restarvi invischiati,  sono il senso dell’insieme, una visione ampia e dinamica del rapporto scuola-società e del rapporto Chiesa-mondo, sulla traccia del Concilio, la disponibilità al dialogo con  le altre associazioni cattoliche e laiche impegnate nel mondo della scuola, a partire dall’AIMC, nonostante lo storico dissenso sulla difesa della scuola media, e dall’Age, Associazione italiana genitori, alla cui nascita anche l’UCIIM contribuì.

Particolarmente rilevante il suo impegno a difesa della riforma della scuola media del 1962, con particolare attenzione all’educazione civica, rielaborata con suo importante contributo nei programmi del 1979, e per l’attuazione della riforma della secondaria superiore, per la quale ha intensamente lavorato, anche come direttrice organizzativa del comitato di coordinamento della Commissione Brocca.

A queste posizioni di carattere pedagogico e politico corrispondevano non solo i dibattiti in seno al CNPI e vari colloqui non sempre facili con i ministri di turno, ma anche una prodigiosa attività organizzativa, che la portava a visitare  le sezioni UCIIM in tutte le regioni d’Italia, ad organizzare ogni anno viaggi di cultura all’estero, a partecipare con responsabilità direttive al SIESC (Sécrétariat international des enseignats secondaires catholiques) e all’organizzazione delle sue 'rencontres' annuali, in diverse città d’Europa.
Addio, Cesarina, resta con noi, con Gesualdo Nosengo, accanto ai tanti che ci hanno preceduto nell'impegno di ricostruzione dell'Italia dopo la guerra, e dopo ogni crisi economica, culturale e sociale, partecipando alle sue sofferenze e alle sue speranze.

di Luciano Corradini

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