A proposito di eterologa: la sentenza della Consulta

Sabato, 20 Giugno, 2015

La decisione presa dalla Consulta a proposito della norma che, con la legge 40, aveva vietato l'eterologa, ovvero la fecondazione assistita attraverso l'utilizzo di gameti non appartenenti a coloro che aspirano ad essere genitori, ripropone un tema su cui è necessario un supplemento di riflessione. Si dovranno attendere le motivazioni della sentenza per prendere atto di probabili condizioni e dei motivi che la sostengono.
Sullo sfondo,il tema del raffronto con altri Paesi e della recezione degli Atti della Comunità europea: i giudici infatti hanno sollevato il problema davanti alla Consulta in base ad un riferimento agli artt. 8 e 14 della Convenzione europea, laddove si richiama il "diritto alla vita privata e familiare", di per sé concetto piuttosto nebuloso, e il "divieto di discriminazione". Con l'eterologa, in verità, non si ha una tutela della salute della coppia, perché la patologia (sterilità e infertilità) non viene risolta né in via transitoria né definitiva. Difficile anche ignorare gli aspetti problematici che sul piano psicologico ed esistenziale spesso insorgono. L'uomo non è solo un insieme di cellule combinate. Con ciò non si vuol negare il problema né ignorare o tenere in poco conto il desiderio di felicità e le esigenze di tante coppie, o il fenomeno di quanti ricorrono all'estero.
Il "divieto di discriminazione", poi, se da un lato può essere superato grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, dall'altro permane in quanto si pone come discriminante per il bambino che nasce senza conoscere il proprio patrimonio genetico. Il divieto inoltre dovrebbe essere applicato ai singoli individuinon meno che alle aggregazioni sociali, e quindi anche alla famiglia.
Ed è proprio il concetto di famiglia, oggi al centro di un dibattito e di mutazioni del costume, che chiede un supplemento di studio, di riflessione, di confronto, sul piano culturale prima che su quello giuridico. Tutti siamo chiamati a riflettere. I credenti accolgono l'invito fatto dal Papa, e riportato dal cardinale di New YorkDolan, a "vedere le ragioni" di tanti fenomeni che oggi si presentano come realtà, "piuttosto che condannare rapidamente". È un atteggiamento che riguarda anche l'eterologa:non si tratta tanto di riconoscere situazioni di fatto, ma di porsi in ascolto delle donne e degli uomini di questo tempo annunciando il Vangelo della vita. La Chiesa oggi ha una grande responsabilità nel vivere la sua missione di sempre: annunciare la verità sulla persona umana. Percorrendo le strade del dialogo.
Confronto non facile in sé, in una fase storica in cui anche le cose più semplicie naturali possono essere complicate non accettando la realtà più profonda; il dialogo può servire anche a questo, sapendo che, come ha scritto Papa Francesco, "gli apparati concettuali esistono per favorire il contatto con la realtà che si vuol spiegare e non per allontanarsi da essa" (EG 194). Il confronto è ancora più difficile se, nel momento in cui si legifera e si punta pertanto ad oggettivare i comportamenti, si finisce, pur partendo da un punto di vista apprezzabile, per assolutizzare desideri e proiezioni dei singoli.Magari a scapito di soggetti più deboli - tale è il nascituro - e pertanto meritevoli di tutela dall'ordinamento giuridico.
Compito non facile, per il quale dobbiamo essere capaci di promuovere un ascolto reciproco e un confronto anche all'interno dei gruppi parlamentari. I diritti del nascituro, la visione di famiglia e gli equilibri affettivi all'interno della stessa, hanno una priorità anche rispetto ai rischi- esistenti - di una mercificazione di embrioni e gameti. La legge 40 si presenta già come una difficile sintesi, come una mediazione in cui per alcuni tutto è negato e per altri si può accettare il risultato come un male minore.
La sentenza ridà la parola alla politica, al Parlamento, che devono fare la loro parte.
Il problema di fondo non è tanto quello degli effetti diretti o indiretti delle tecniche: ma la riflessione sui criteri di una generazione conforme all'umano. Il problema è: ci sono dei criteri della generazione umana o il problema non è nemmeno da porsi? E ancora si è davvero disposti a trarre tutte le conseguenze?Su questi temi, mai come oggi vi è bisogno di ascolto, di capacità di convincere con argomenti che non tengano conto solo dell'esperienza, ma che da questa partano. È un dialogo culturale che accompagna l'azione legislativa e va costruito, mentre a poco serve il muro contro muro, peraltro foriero di soluzioni che, non essendo frutto di mediazione, aprono la strada a scelte più radicali. Sono temi in cui l'etica, la visione del mondo e della natura umana vengono inesorabilmente in primo piano ed ogni certezza deve essere posta con mitezza, direi con pudore.Ma proprio per questo, nella presente difficoltà di orientarsi, non possiamo rinunciare, da credenti che operano in politica, accanto alle possibili mediazioni, a rendere presenteil nucleo stesso dell'annuncio cristiano.

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