Processi partecipativi e contesto sociale

Martedì, 30 Maggio, 2017

Il 24 maggio si è volto a Roma un convegno sul nuovo istituto del dibattito pubblico prima della realizzazione di una grande opera, organizzato all'interno del Forum PA.

L’iniziativa nasce dal fatto che è imminente la presentazione dello schema di DPCM sul dibattito pubblico, che sarà presentato dal Governo alle Commissioni parlamentari competenti per un parere, come previsto dall’articolo 22 del codice dei contratti pubblici.

Ad avviso di chi scrive, l’introduzione del dibattito pubblico si configura come un profondo cambiamento di cornice istituzionale, paragonabile alla novità delle Regioni (1970) o dei nuovi Statuti comunali o della legge sul procedimento amministrativo (1990). E’ importante conoscere questa novità che può dare nuova linfa alla democrazia rappresentativa, promuovendo l’incontro tra saperi, l’ascolto di tutte le opinioni, la inclusione di una effettiva fase partecipativa prima della realizzazione di nuove opere pubbliche dal forte impatto ambientale e sociale.

Condivido una sintesi dell’incontro di Roma: occorre pensare a come anticipare e gestire i numerosi conflitti ambientali, con strumenti efficaci ed inclusivi di coinvolgimento dei cittadini. I processi partecipativi devono aderire a particolare contesto sociale in cui si dovranno svolgere. E’ determinante che le informazioni ambientali siano fruibili, chiare e messe a disposizioni della cittadinanza. Il percorso formativo deve prevedere figure capaci di divulgare in linguaggio accessibile tematiche complesse. Le prossime novità in tema di dibattito pubblico comporteranno opportunità (i cittadini possono dire quello che pensano) e responsabilità (occorre un impegno a costruire, ad essere propositivi). Infine, il patto di partecipazione deve prevedere istituzioni che diano corso a quando discusso, esaminato, individuato insieme ai cittadini nel dibattito pubblico. (Avv. Veronica Dini, avvocato ambientale del foro di Milano). Il dibattito pubblico sarà previsto in una fase iniziale del progetto, quando sono presenti tutte le alternative progettuali. I costi del dibattito pubblico saranno ricompresi tra gli oneri di progettazione. Si introdurrà una Commissione nazionale sul dibattito pubblico che monitorerà i dibattiti pubblici e darà le relative Linee guida. Il dibattito pubblico durerà 4 mesi, prorogabili di altri due. Il proponente dell'opera sarà chiamato a redigere un Dossier di progetto sulle caratteristiche dell'opera e sugli impatti, scritti con linguaggio non tecnico, che costituirà oggetto del dibattito pubblico. Il responsabile del dibattito pubblico concluderà con la stesura di una relazione conclusiva, evidenziando i temi suscitati dai cittadini rivolti al proponente. Quest'ultimo, entro un massimo di tre mesi, dovrà pubblicamente motivare la propria posizione rispetto ai contenuti della relazione conclusiva (Dott. Andrea Pillon, che ha collaborato alla stesura del DPCM sul dibattito pubblico con la struttura di Missione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti).  Si contestano non solo i politici, ma anche la scienza e gli esperti. Come si risponde? Alimentando flussi di fiducia con arene argomentative inclusive. La primogenitura in tale ambito spetta alla legislazione regionale toscana che ha fatto da apripista in materia di partecipazione e di dibattito pubblico (la Legge toscana n. 46 del 2013, preceduta dalla legge n. 69 del 2007): i recenti dibattiti pubblici sulla Darsena Europa e sulla nuova stazione marittima di Livorno, costato 130 mila euro e sull'uso dei gessi rossi presso il Comune di Gavorrano, attualmente in corso, dal costo di circa 80 mila. Si possono comunque utilmente citare i casi del dibattito pubblico di Castelfalfi, sempre in Toscana, dieci anni fa e dell’importante dibattito pubblico di Genova sulla c.d. Gronda. Inoltre, in Toscana esiste l’Autorità regionale per la partecipazione che indice, sovrintende e valuta i dibattiti pubblici. In un dibattito pubblico non si vota, ma si promuove la espressione di tutte le opinioni che i cittadini hanno su quella data opera. Si tratta di un processo di apprendimento collettivo, non facile da organizzare: ci vogliono mesi di istruttoria, per delineare l’oggetto, per rendere tematiche spesso complesse comunque comprensibili e chiare per i cittadini. Sarà importante avere dei criteri chiari per sapere quando e come attivare i dibattiti pubblici: uno di questi è che le opzioni progettuali siano ancora aperte; un altro è l’impegno credibile dell’autorità politica a volere efficaci dibattiti pubblici, che siano arene inclusive dove è possibile esercitare un reale influsso sulle scelte dei proponenti, per affrontare le crisi di fiducia verso i processi democratici in generale. Occorre costruire una legittimazione inclusiva, non tecnocratica o populistica, delle scelte collettive. (Dott. Antonio Floridia, Dirigente della regione Toscana – Osservatorio elettorale e politiche per la partecipazione). I conflitti ambientali sono in aumento: ad esempio, essi impattano molto sulla programmazione delle opere pubbliche in una Regione centrale come la Lombardia. Si può citare la Provincia di Brescia, dove sono sorti conflitti ambientali su diversi sistemi di stoccaggio dei rifiuti.  Numerosi anche i ricorsi giurisdizionali tramite l’ impugnazione da parte degli enti locali o dei comitati di cittadini e che ritardano le opere (Dott. Tommaso Mazzei, Dirigente della Regione Lombardia del Settore ambientale). Le forme di partecipazione popolare sono tante e variegate; se ne stanno diffondendo sempre di più. Nel Comune di Milano si sta sperimentando il bilancio partecipativo e si vorranno sviluppare processi partecipativi anche sul dopo Expo (Ass.  Lorenzo Lipparini, Ass.alla partecipazione del Comune di Milano).  Il dibattito pubblico segue quanto già esiste dal 1995 in Francia: il débat public. E' importante la presenza di un organismo indipendente che promuova e curi i dibattiti pubblici.  Qualsiasi progetto che tocca lo spazio, è prima di tutto un atto politico, prima di essere una infrastruttura. I conflitti sociali su una grande opera sono di tre tipi: quelli legati all’impatto sulla propria salute ed all’ ambiente; quelli legati al modello di sviluppo che da alcuni cittadini non è accettato; in terzo, si può essere in conflitto non nel merito, ma  per le modalità con cui è scelta l’opera, senza coinvolgere ad esempio i cittadini (Dott.sa Ilaria Casillo, Vicepresidente della Commissione nationale du débat public in Francia ). Da 190 siamo passati a circa300   conflitti ambientali registrati dal Nimby forum. Si sono anche sviluppate le forme di progettazione partecipata. Le aspettative verso il dibattito pubblico sono molto alte. Occorre creare una “cornice” in cui il dialogo sia possibile, anche in presenza di forti conflitti ambientali. Il setting presente in modalità partecipative quali quelle della VIA-Valutazione di Impatto Ambientale è forse troppo rigida, senza che ci sia una nuova conoscenza, un arricchimento popolare. Occorre sottolineare l'importanza del ruolo del facilitatore di dibattiti pubblici, per agevolare l'apprendimento reciproco. E questo non è affatto semplice. Il contenuto di un'opera pubblica non è mai solo tecnico, ma anche sociale: occorre integrare le conoscenze tecniche con quelle di chi in quel territorio vive. Il dibattito pubblico permette di strutturare momenti aperti, creativi per far emergere nuova conoscenza. E per far questo è importante poter utilizzare una pluralità di strumenti. Se i cittadini non partecipano, forse bisogna andare a prenderli dove sono, utilizzando anche strumenti di marketing ed invio di SMS (dott.sa Agnese Bertello di Ascolto Attivo). La sostenibilità è un nuovo paradigma della Pubblica amministrazione. Università come la Cattolica di Milano stanno esaminando gli strumenti per agevolare questa nuova cornice sociale. La partecipazione non è un dato scontato. Non sempre si riesce a coinvolgere molti cittadini. Citando alcuni dati del Rapporto Giovani dell'istituto Toniolo che ha avvicinato migliaia di giovani, si evidenzia che c'è molta sfiducia verso le istituzioni ed i partiti. Che fare quando il cittadino non ha voglia o non ha gli strumenti culturali per partecipare? Cosa deve fare la Pubblica Amministrazione per dare consistenza alla partecipazione? Il mondo della ricerca avverte una grande esigenza di “modellizzazione” e si possono citare alcuni casi concreti di nuova partecipazione, come gli orti comunali, la co-produzione di servizi, etc. (prof.ssa Elena Zuffada, docente di economia aziendale e Stakeholders management all’UNICATT)

Vista la importanza del dibattito pubblico prima di una grande opera, invito i soci e le socie di Argomenti 2000 ad ascoltare l’intera registrazione dell’interessante convegno, di cui invio il link:

https://www.youtube.com/watch?v=_1m11OB3orQ&app=desktop

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