Perché i cittadini perdono fiducia nelle istituzioni

Martedì, 25 Settembre, 2018

Da anni le organizzazioni più tradizionali stanno progressivamente per­dendo la capacità di svol­gere il ruolo di interme­diari di fiducia. I partiti, i sindacati, le organizzazioni religiose, i corpi interme­di, le imprese, le fondazioni, persino la pubblica am­ministrazione (lo Stato) intercettano, coinvolgono e convincono un numero sempre più ristretto di per­sone. Lo stesso si può dire, in parte, peri media tradi­zionali (carta stampata e tv generalista)». È a partire da questa constatazione problematica che Rena http://www.progetto-rena.it - associazione di ispira­zione civica e indipendente - ha dato vita al Progetto Trust in Progress, che ha coinvolto in una discussione pubblica, con un questionario online, 200 persone e organizzazioni. Le domande proposte: che senso ha occuparsi di fiducia oggi? Se i soggetti più tradi­zionali sembrano fare più fatica, chi sta ricoprendo il loro ruolo, oggi? Chi sono i nuovi intermediari di fiducia? In quale modo riescono a farlo?

Questioni non secondarie, anzi. La fiducia, infatti, è uno degli elementi alla base della creazione di capi­tale sociale (riserva collettiva di legami, di coesione e di obiettivi comuni); capitale sociale che, a sua vol­ta, è all’origine di qualsiasi processo di sviluppo eco­nomico, politico e umano. I punti divista espressi sono stati elaborati e presentati in un Rapporto di­sponibile sul sito di Rena. Alcuni elementi emersi so­no particolarmente interessanti. Sono innanzitutto emerse quattro principali cause della crisi di fiducia: l’incapacità delle istituzioni di dare risposte politiche ai cambiamenti sodo-economici e politici contemporanei; l’assenza di un sistema meritocratico, l’indivi­dualismo dilagante e un sistema economico impron­tato al solo profitto. Interessante poi il fatto che men­tre il 35% degli intervistati ritiene che la responsabili­tà dei meccanismi alla base della creazione di fiducia sia in capo alle istituzioni e alla politica, il 53% ritiene invece che sia «più importante partire dal basso, fa­cendo leva sulla consapevolezza dei cittadini e sulla cura delle relazioni alla base della società, favorendo un investimento prima di tutto culturale, capace di risvegliare un senso di responsabilità verso se stessi, gli altri e i beni comuni».

Non meraviglia perciò che la stragrande mag­gioranza delle risposte individui i nuovi interme­diari di fiducia in soggetti singoli o collettivi (asso­ciazioni, realtà civiche, gruppi di acquisto solida­le...) che costruiscono la propria funzione parten­do dalla relazione con l’altro, costruttori vari di coesione, capaci di avere e proporre «visioni». Re­na conclude il suo lavoro scrivendo: «Da questo sforzo potrebbero germogliare tante cose diverse: percorsi di ricerca accademici, inchieste giornali­stiche, iniziative artistiche e culturali, campagne di pressione, documentari, percorsi di formazio­ne. Il nostro è un invito aperto ad attivarsi e speri­mentare, attorno ad un tema di forte rilevanza pubblica». Un’occasione da non perdere.

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