Pensieri da Barbiana

Tante sono le cose commoventi di Barbiana nel Mugello, che ieri ha ricevuto la visita del Papa: la stradina per arrivarci, la mitica auletta con le carte geografiche, le panche dove è nata «Lettera a una professoressa», la chiesa, la tomba di Lorenzo Milani, prete fiorentino obbediente e scomodo, con la lapide bianca senza una parola di troppo.

Ma forse la cosa più commovente è quella piscinetta stretta stretta, alimentata da un ruscello, una vasca rettangolare modesta e disadorna. Una fossa austera scavata nel prato davanti alla scuola: manifesto della sobrietà milaniana, di lui che detestava la parola stessa “divertimento”, proprio perché indicava una diversione, un allentamento della tensione rispetto alla missione che lui - figlio della borghesia agiata - si era convintamente scelto. Stare coi poveri per liberarli dall'ignoranza e dallo sfruttamento. Impegno, passione, ossessione quasi. Paura di perder tempo, ogni minuto non dedicato alla causa della giustizia, e della scuola al servizio della giustizia.
Con quella piscina Lorenzo Milani voleva togliere ai figli dei montanari di Barbiana una delle loro paure ataviche: buttandoli in acqua, li buttava nel mondo. Stare a galla era il modo per dimostrare che un corpo dentro l'acqua è il signore del mondo, perché in acqua si è nudi come nel grembo materno, e si è tutti eguali.
Nuotare nell'acqua è come nuotare nelle parole: quando don Milani insegnava a leggere il giornale, dava ai suoi ragazzi una barca di carta per navigare nel mondo, sulla rotta della realtà e della conoscenza.
Quando non si leggono libri e si conoscono solo cento parole, allora si annaspa, non si riesce a solcare il mare della pagina stampata, si affoga.
I bravi maestri a questo servono: ad insegnarci come affrontare la paura dell'acqua e quella della cultura, di un testo scritto, di un fiume di segni.
Per questo don Milani era esigente fino al limite della scortesia nei confronti degli intellettuali che salivano a Barbiana per ripetere frasi fatte, lontane dalle questioni vere e dalle domande dei suoi alunni; per questo insisteva che i ragazzi imparassero le lingue straniere e andassero all'estero, che capissero i numeri e le statistiche. Che diventassero capaci di leggere, contare, capire, nuotare.
C'è voluto, mezzo secolo dopo, un prete argentino, venuto dall'altra sponda dell'oceano, per togliere l'ostracismo della Chiesa al priore fiorentino, che certo era un bel caratterino: santo collerico, maestro severo, bagnino inflessibile.

Chissà se Francesco, guardando quella piscina stretta, quella vasca anti-paura e anti-predestinazione, avrà pensato anche a queste cose.
 

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