PD nuovo: “Tutta un’altra storia”

Lunedì, 25 Novembre, 2019

Al compimento del dodicesimo anno di fondazione e alla vigilia degli anni venti del XXI’ secolo, il Partito Democratico con uno scatto di reni ed un atto di coraggio, ha iniziato seriamente un cammino Costituente.
In soli sette mesi di nuova segreteria, Zingaretti ha dovuto affrontare di tutto: elezioni Europee, nuova e straordinaria alleanza con 5S per un cambio di governo inaspettato, elezioni regionali anticipate in Umbria… Finalmente ecco la tre giorni di Bologna che in modo serio ed autorevole apre la fase Costituente per cambiare in modo radicale questo partito.(Promessa congressuale mantenuta!). Il PD, non ancora adolescente, nasce al Lingotto con finalità ed obiettivi ancora oggi condivisibili, ma con regole democratiche interne, strategie politiche, modalità di convivenza tra i soci, comunicazione intra ed extra da aggiornare profondamente.
La preoccupazione che si respirava, in modo esplicito negli organizzatori e nei relatori ed in modo implicito nella numerosa platea, era quella di scongiurare gli enormi errori politici commessi dai Socialisti, dai Popolari e dai Liberali nel 1919.
Cento anni or sono, infatti, l’incapacità dei partiti democratici di cogliere la drammaticità del momento storico in cui erano immersi, ha portato il Paese verso un’esperienza autoritaria che si percepisce  ancora oggi nelle avvisaglie populiste e sovraniste.
Oggi più che mai, in un contesto sociale diverso, ma per molti aspetti simile, vi è bisogno di un forte Partito Democratico che sappia valorizzare e riaggregare al suo interno il civismo e la cultura riformista. Per diventare il perno di una larga coalizione di altri partiti di centro-sinistra con cui siglare patti elettorali di legislatura.
La kermesse Bolognese, innanzitutto, ha proposto delle riflessioni interessanti in merito al superamento di uno degli elementi costitutivi del populismo che, in una certa misura, è albergato anche dentro l’ultima fase del PD: “la disintermediazione”.
Anche il nostro partito, in qualche modo, ha cavalcato il modello del leader unico e solo che direttamente interloquiva con i singoli cittadini, senza coinvolgere e valorizzare la mediazione dei corpi intermedi. Anzi, a volte non solo si è evitato il confronto, ma si è passati alla diretta mortificazione dei sindacati, delle associazioni e dei movimenti laici e cattolici.
Nicola Zingaretti, sarà ricordato come il segretario che ha fatto superare questa indifferenza improduttiva tra il Partito ed i corpi intermedi; ristabilire tra di loro una relazione virtuosa è garanzia di elaborazioni culturali ed istanze profetiche anticipatrici della politica dei soli partiti.
La scelta di far partecipare come relatori le rappresentanze di questi importanti attori sociali del terzo settore, l’entusiasta riconoscenza acclamatoria della platea e la ripresa dei loro contenuti da parte della relazione finale di Zingaretti, ha voluto significare un forte e preciso segnale di riapertura del dialogo e di una futura significativa sinergia positiva.
Il segretario, nella sua lunga ed articolata relazione finale, ha sviluppato il senso di un PD comunità in movimento che  ha bisogno concretamente di passare da un partito dell’Io ad un partito del Noi, come bene ha già dimostrato in questi pochi mesi di segreteria. Inoltre non è passato nell’indifferenza la citazione di due contenuti della relazione di padre Francesco Occhetta,  stigmatizzando la seconda a chiare lettere: “fare politica significa dare la vita per gli altri”. Una citazione che richiama e racchiude sinteticamente gli interventi dei rappresentanti del cattolicesimo democratico e sociale autorevolmente presenti: Rossini delle Acli, Furlan della Cisl, Magatti, Melloni, Mancuso e Prodi. Molti giornalisti e commentatori hanno visto in questo evento Bolognese una sola riapertura a sinistra del PD.
Io credo invece che vi sia stato uno sforzo per ritrovare un’identità andata sbiadita fino al punto che molti non ci hanno più votati, altri hanno preferito andarsene con una scissione più a sinistra ed altri ancora recentemente più a destra del partito.
Ritrovare un’identità non ideologica ma pragmatica, ispirata ad ideali di uguaglianza, libertà e giustizia da declinare in modo democratico per il raggiungimento del bene comune della società, penso sia un esercizio nobile e doveroso; soprattutto oggi, per contrastare i rigurgiti di autoritarismo, violenza e populismo sfrenato di una destra sempre più estrema.
Il clima di entusiasmo ritrovato nei lavori bolognesi, è stato suggellato da due atti istituzionali compiuti concretamente. Il Partito si è dotato di una Fondazione Costituente, sul modello tedesco, che dovrebbe affiancare il Partito nell’attività di ricerca e formazione all’impegno Politico. Questa è una scelta coraggiosa che presenta ancora il PD come luogo interessante dove impegnarsi per elaborare proposte per lo sviluppo di un’economia sostenibile e circolare e una società democratica  sempre più giusta.
Infine, l’Assemblea Nazionale, convocata in coda ai lavori, ha votato una significativa riforma dello statuto. È stato un lungo e faticoso lavoro durato sei mesi, frutto di complesse mediazioni. Si è deciso che il segretario nazionale del partito, eletto da iscritti ed elettori, non sia automaticamente il candidato premier; le segreterie di circolo, provinciali e regionali, siano elette dai soli iscritti. Ulteriori modifiche organizzative e di comunicazione interna renderanno la vita del partito più snella ed efficiente.
Tra i numerosi interventi va segnalato quello di Stefano Bonaccini. Il presidente della regione Emilia-Romagna, è stato molto deciso a sottolineare come  il voto del 26 gennaio prossimo, sia importante per i cittadini della sua regione come per le sorti del governo. L’avanzata delle destre estreme in campo, si può ancora fermare, lo si deve fare ripartendo da Bologna e dalla regione Emilia-Romagna ben amministrata e abitata da resistenti, come il partigiano novantenne di Marzabotto presente in sala e applauditissimo. Siamo coscienti che l’antifascismo non può sere un programma amministrativo, ma certamente è un’altra ispirazione ideale che fa discendere un’appartenenza politica democratica, nonviolenta, sociale e riformista a cui ispirarsi.
Sono i grandi ideali, coniugati ad un sano pragmatismo di governo finalizzato al bene comune, che formano la nuova identità perduta.
Da questo punto di vista la Costituente del Partito Democratico di Bologna è stata un buon inizio.

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