L'economia del pianeta e la necessaria transizione

Venerdì, 7 Dicembre, 2018

A che punto è la transizione necessaria dell'economia del pianeta verso uno sviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibile? In una fase difficile che rischia di paralizzarla perché una delle due transizioni (quella verso la sostenibilità ambientale) sta crescendo più velocemente dell'altra (quella verso la sostenibilità sociale). La questione è magistralmente sintetizzata nel rapporto degli esperti europei dal titolo "Eguaglianza sostenibile" che potrebbe essere il manifesto di quel più di Europa che tutte le forze che hanno a cuore il bene comune dovrebbero utilizzare come modello per le prossime elezioni. La questione di fondo (non solo in Europa ma anche negli altri paesi) è che la sostenibilità ambientale è ormai diventata economicamente conveniente mentre la sostenibilità sociale (la dignità del lavoro in primis) è lontano dal diventarla. La green economy e l'economia circolare stanno generando innovazione di processo e di prodotto. I fondi d'investimento chiedono ormai a maggioranza la sostenibilità ambientale alle imprese di cui acquistano i titoli per ridurre l'esposizione ad un fattore di rischio. Le imprese con bassa reputazione ambientale hanno rapporti prezzo utili più bassi a parità di altri fattori e pagano di più il credito in banca. Chiunque ha un minimo di raziocinio non può che fare innovazione nei settori del futuro (energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, economia circolare) o comunque tenere conto delle compatibilità ambientali per non esporsi a rischi di trovarsi prima o poi su un binario morto. I gilet gialli e la rabbia populista devono farci comprendere che una pur sacrosanta transizione ecologica (seppure economicamente conveniente) promossa dal terzo della società rappresentato da élite cosmopolite e integrate che non tenga conto del problema della sostenibilità economica e sociale (di "transizione giusta" si parla nel rapporto degli esperti) non può aver successo e provoca crisi di rigetto. Per fare un esempio assolutamente concreto dobbiamo tutti

muovere verso la mobilità elettrica ma i due terzi delle classi medie e dei ceti meno abbienti prostrati da crisi finanziarie e recessioni e in competizione con il lavoro a basso costo dei Paesi poveri ed emergenti non possono permettersi di cambiare l'automobile e protestano persino contro il rincaro del bollo auto su gasolio e motori a benzina proposto da Macron con la sua ecotassa. La lezione è che per cantare le magnifiche sorti progressive della globalizzazione (che ha effettivamente aumentato la ricchezza globale e riscattato dalla povertà masse di diseredati nei paesi poveri ed emergenti) ci siamo dimenticati che giustizia fiscale e tutela della dignità del lavoro sono condizioni essenziali perché questi benefici si trasmettano ai due terzi della popolazione dei Paesi ad alto reddito maggiormente colpiti dagli effetti redistributivi della transizione. Tutto questo è possibile innanzitutto da noi, ma ci vuole una nuova Europa. Che lotti contro paradisi ed elusione fiscale, che crei sistemi di riassicurazione delle reti di protezione contro la povertà, che insista e rafforzi i criteri di sostenibilità negli appalti pubblici, che fissi standard di dignità del lavoro al di sotto dei quali i prodotti sono sottoposti a tasse sui consumi più elevate, che promuova lo sviluppo della responsabilità sociale d'impresa e introduca elementi di sostenibilità nella premialità dei manager delle grandi imprese quotate. E che dia una scrollata al "riduzionismo macroeconomico" fatto solo di Fiscal Compact con un programma nel quale politiche monetarie e fiscali dell'eurozona contribuiscano alla riduzione delle divergenze. La logica del rancore e del conflitto a prescindere con le istituzioni europee, che rischia di essere vincente nella prossima competizione elettorale transnazionale, non si può sconfiggere continuando con l'attuale approccio riduzionista e minimalista, ma solo "offrendo di più e meglio" e rilanciando. Abbiamo un bel lavoro, un bel programma e una grande occasione.

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