La Modern Money Theory

Mercoledì, 29 Maggio, 2019

La Modern Money Theory (MMT) non è una teoria nuovissima. Si struttura nella forma attuale nei primissimi anni del XXI secolo riprendendo e, aggiungo, estremizzando alcune idee degli economisti Post Keynesiani. Si configura come teoria eterodossa cosa che sta a significare che non è condivisa dalla maggior parte degli economisti. La MMT parte dalla critica alla cd. sintesi neoclassica del pensiero Keynesiano, tenta di accreditarsi come la teoria che meglio interpreta ed attualizza oggi il genuino pensiero Keynesiano, anche se, a ben guardare, altro non è che una estremizzazione di alcuni concetti tipici del pensiero post-keyenesiano che in quanto estremi hanno poca aderenza alla realtà. Sintetizzando e semplificando gli assunti della MMT, si può dire che secondo questa teoria il principale obiettivo di un governo deve essere quello di aumentare la spesa pubblica, senza porsi minimamente il problema delle coperture o tenere conto di alcun vincolo di bilancio. L’eventuale disavanzo dovrebbe essere coperto utilizzando il canale monetario, ossia stampando moneta. Il successo di questa teoria soprattutto, al di fuori degli ambienti accademici, è dovuto al fatto che questa teoria offre al politico di turno uno strumento straordinario per giustificare i deficit di bilancio, anzi addirittura per considerarli un virtuosismo. Per fortuna, complice il basso livello di conoscenza dell’economia della classe politica attuale, questa teoria non si è diffusa molto al di fuori degli Stati Uniti, perché sarebbe facilmente potuta diventare il cavallo di battaglia dei movimenti sovranisti e populisti, soprattutto in Italia, realizzando così una sorta di nemesi storica per il fatto che una teoria eterodossa, classificabile come di estrema sinistra, verrebbe a diventare il perno della politica economica dei governi di ultradestra.

La MMT propone quindi un aumento generalizzato della spesa pubblica che viene finanziato attraverso l’emissione di moneta. Lo Stato, valorizzando la sua sovranità monetaria, trova il modo per finanziare tutte le spese, senza che ciò porti tensione ai tassi di interesse e all’inflazione.

Il premio Nobel Krugman ha sollevato anche recentemente fondati dubbi sul fatto che il finanziamento in disavanzo della spesa con l’emissione di moneta possa essere un meccanismo sostenibile. Le risposte a questi dubbi da parte dei teorici della MMT non sono per niente convincenti. Il finanziamento del deficit attraverso l’emissione di moneta porta sicuramente ad una crescita dell’inflazione con effetti perversi sull’economia.

Senza scomodare formule complesse o teorie astruse per comprendere come il giocattolo non possa funzionare basta ricordare quanto già evidenziato da Bodin, economista del XVI secolo, che notando un aumento progressivo e generalizzato dei prezzi dei beni che si protrasse per molto anni lo mise in relazione con il deprezzamento della moneta (allora essenzialmente aurea) conseguente all’arrivo in Europa di grandi quantità di metalli preziosi provenienti dalle Americhe. L’aumento della quantità di moneta in circolazione si traduceva in una maggiore inflazione!

La MMT non è un’interpretazione autentica del pensiero Keynesiano, ma una sua estremizzazione e deformazione. Al netto, però, di tutte le debolezze evidenziate la MMT esprime però un’esigenza condivisibile, quella di non considerare l’austerità come un valore tout court.

Partendo da questo punto per trarre da questo dibattito qualche indicazione utile di politica economica per lo scenario attuale non possiamo che rifarci alle parole stessi di Keynes.

Diceva Keynes più di 80 anni fa: “Ogni volta che qualcuno decurta la sua spesa, sia costui un singolo individuo, o un Consiglio Comunale o un Ministero, il mattino seguente qualcun altro sicuramente vedrà il suo reddito decurtato. La storia tuttavia non finirà lì, poiché, a sua volta, chi si sveglia scoprendo che il suo reddito è stato decurtato o di essere stato licenziato a causa di quel dato risparmio, costui sarà costretto a sua volta a diminuire la sua spesa, volente o dolente.” … “Ci può essere solo un obiettivo nel risparmiare: esso è precisamente quello di sostituire una certa spesa con un tipo diverso di spesa più saggia.”

 (Intervista radiofonica di Sir Josiah Stamp, direttore della Banca D’Inghilterra, a John Maynard Keynes trasmessa dalla Bbc il 4 gennaio del 1933, L’assurdità dei sacrifici, Manifestolibri, 1995).

Bisogna avere, quindi, il coraggio di rottamare l’austerità per rompere il circolo vizioso fra austerità e recessione. Soprattutto, ricordano la lezione di Keynes, non bisogna tagliare la spesa pubblica, perché spesa pubblica non è sinonimo di spreco, ma sostituire una certa spesa pubblica con una spesa pubblica migliore. Sviluppo non è solo crescita della ricchezza e il rigore spesso non paga. Per migliorare il benessere sociale occorre dare efficienza alla spesa, senza tagliarla, lasciando che sia la domanda, stimolata dall’investimento pubblico a diventare volano di sviluppo dell’economia.

 

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