La democrazia di Dunbar

Giovedì, 12 Marzo, 2020

Con questo contributo intendo partecipare la dibattito che Ernesto Preziosi (Presidente nazionale di Argomenti2000) ha indetto sulla opportunità di una nuova stazione di cattolici dediti al bene comune globale (v. E. Preziosi,  Cattolici in politica, la nuova “chiamata”, Avvenire dell’8 marzo 2020).

Vorrei provare ad rispondere a due domande: Come salvaguardare la dignità umana (libertà democratiche, diritto alla istruzione, diritto alla salute, coesione sociale)  ai tempi del coronavirus? Come garantire la fioritura delle persone in tempi di possibile pandemia?

La morte ( o quantomeno il suo pensiero) è meno lontana. Si avvicina. Occorre approfittare di questo momento cruciale, in una dimensione popolare. Non possiamo vivere questa situazione individualisticamente o per clan. Ma occorre un di più di solidarietà, stile di comunità.

Da decenni si parla di biopolitica (v. Foucault, Agamben, Esposito). Adesso il paradigma potrebbe cambiare in tanatopolitica, cioè la convivenza civile alla prova di un virus che avvicina incredibilmente la possibilità di morire, o quantomeno di ammalarsi di polmonite, più  meno gravemente. in un contesto, come si diceva, in cui la ospedalizzazione potrebbe essere assai ridotta.

Le sinistre nel Novecento si sono pensate in funzione della idea di "rivoluzione". Le destre hanno reagito, pensando contro la rivoluzione, favorendo controrivoluzioni.

Nei primi due decenni del duemila la situazione è mutata in profondità. Adesso è tempo di catastrofi: catastrofe demografica, ambientale, del modello iniquo di sviluppo e da qualche mese epidemiologica, in relazione alla diffusione del coronavirus...

Anche al tempo del coronavirus, la vita sociale continuerà ad essere attraversata dai soliti conflitti, importanti perché, se gestiti nel rispetto della dignità umana, possono trasformare in meglio la qualità comune:

 

  1. il conlitto tra capitale e lavori
  2. il conflitto tra uomini che vogliono usare il corpo delle donne e donne che resistono (v. il metoo)
  3. il conflitto tra sviluppo e rispetto dell'ecosistema (v. Greta)
  4. il conflitto tra sacrificatori e dissacratori
  5. il conflitto tra duogenderisti e transgenderisti (coincide in parte con il conflitto n. 4)
  6. il confllitto tra pensionati tutelati ed inoccupati (o male-occupati) senza prospettive di tutela pensionistica.
  7. …………………………………………………………………………………………………

 

In tanatologia, cioè quando la morte si avvicina in modo sempre più concreto e meno simbolico, si innesca un altro conflitto. A livello teorico, la tanatopolitica porterebbe con sé la necessità di un nuovo pensiero delle catastrofi. Il conflitto tra chi sfanga l'emergenza da coronavirus e chi rischia di rimanere indietro e di non farcela.

Chi lo sfanga è colui o colei che hanno mezzi (finanziari o immobiliari) per recarsi in posti del pianeta che saranno coinvolti meno dal coronavirus oppure hanno mezzi per ottenere posti riservati in ospedali pensati per le loro esigenze.

Questi possono essere centinaia di migliaia su sei miliardi di umani.

Ed invece chi rischia di restare indietro? cosa deve fare? sperare che la roulette del caso non estragga il loro nominativo?

A livello sanitario, c'è solo da investire nella formazione di medici, scienziati, virologi, epidemiologi capaci di contenere il virus, se non proprio di renderlo innocuo, con la scoperta del vaccino.

A livello istituzionale, occorre forse generare nuovi visioni democratiche. Da dove partire?

La democrazia rappresentativa è sfiancata, sfibrata, stanca. Rimarrà importante, ma da sola non può farcela. D’altro canto, né il populismo o la democrazia diretta le possono dare una mano di aiuto; anzi…E poi populismo e democrazia diretta si sono rivelate come delle sbornie collettive: nel breve periodo ti danno euforia, ma se prolungate ti rovinano il fegato e la vita.

A livello di democrazia (cioè di cura delle relazioni sociali e civili), si avanza la seguente proposta. Quella di puntare sulla democrazia di prossimità, la democrazia di vicinato.

Il paradigma democratico potrebbe essere così riconfigurato, in clima di coronavirus: da cittadini del mondo liberi di muoversi per in cinque continenti a cittadini del mondo, nel proprio vicinato: essere consapevoli delle sfide globali, ma agirle nel quartiere.

Forse il lavoro di  Mauro Magatti e Chiara Giaccardi, basato sul “ concreto vivente” potrà offrirci una adeguata copertura in termini di antropologia culturale (v. La scommessa cattolica, Il mulino).

A livello di democrazia quotidiana, si potrebbe puntare sulla creazione di piccole comunità di 150 persone. Considerando 3,4 persone a nucleo famigliare, si tratterebbe di comunità formate da 40-50 famiglie.

Una dimensione di prossimità, di vicinato. Di corpo prossimo, nemmeno intermedio.

Ecco, queste comunità (che potremmo chiamare di Dunbar, dal nome dell'antropologo Robin Dunbar che ha scoperto che i nostri antenati vivevano in gruppi da 150) dovrebbe prendersi attivamente cura dei propri membri. 

Riscoprendo la dimensione della solidarietà di vicinato.

In una prospettiva più ampia, si potrebbero istituzionalizzare percorsi di riconciliazione, perdono, guarigione delle relazioni ferite tra concittadini. Ad avvicinarsi non sarebbe solo la morte, ma anche la speranza di nuove rinascite. 

Lo Stato, le Regioni, le associazioni del terzo settore dovrebbe garantire una cura peculiare per le persone meno disposte ad inserirsi nelle comunità di Durban: anziani non autosufficienti, anziani soli, disabili, vittime di bullismo, ex criminali, Neet, bambini, in generale le persone che Luca Carboni definisce persone silenziose

Per salvaguardare la democrazia repubblianca (provando anche ad implementarne la qualità) basterebbero 10 miliardi euro l'anno.

Ogni comunità Dunbar sarebbe composta da 150 persone.

Occorrerà un animatore per comunità, sull’esempio dei tanti animatori nati in Italia per implementare Agenda 21.. Se in Italia, siamo 60 milioni, occorrono 400 mila comunità Dunbar. E conseguentemente 400 mila animatori di comunità Dunbar.

Se ad ogni animatori garantiamo 2 mila euro netti al mese, (24 mila euro annui), la spesa complessiva sarebbe poco meno di dieci miliardi di euro.

Occorre investire nella formazione di nuove figure di democrazia di prossimità; gli animatori di comunità Dunbar ed garanti degli esclusi (affinché possano diventare inclusi).

Dobbiamo pensare anche inizialmente a remunerare 4 mila formatori di animatori di comunità Dunbar (il rapporto sarebbe di 1 a 100 animatori), con un reddito ad esempio di 50 mila euro netti annui. Sarebbero altri 200 milioni di euro annui.

Sommando 9 miliardi 600 milioni euro annui più 200 milioni di euro iniziali fanno 9 miliardi 800 milioni di euro

Quindi, occorrerebbero meno di 10 miliardi di euro per garantire le nostre libertà democratiche.

Ecco, anche ai tempi del coronavirus, potremo sperare, con la innovazione proposta, potremo salvaguardare le libertà democratiche, potremo (tornare ad) essere felici insieme.

 

 

Il testo integrale dell'articolo si trova nella sezione "Apprfondimenti"

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