L’inganno dell’Rt e la Calabria agnello sacrificale

Mercoledì, 4 Novembre, 2020

Secondo le ultime indiscrezioni la Calabria dovrebbe essere inserita tra le regioni con più alto rischio epidemiologico e con un inasprimento delle misure standard prese a livello nazionale. Premetto per sgombrare il campo da ogni equivoco che non mi dispiace che la Calabria abbia un regime di contenimento dell’epidemia più rigido di altre regioni. Dato che non si è stati in grado di attivare gli strumenti tecnologici di contenimento dell’epidemia, la sana e vecchia quarantena medioevale resta l’unico strumento sicuro per abbassare la curva dei contagi e salvare la vita di tanti anziani a cui ci lega un debito di riconoscenza intergenerazionale e che non possiamo abbandonare al loro destino semplicemente perché non sono più la parte produttiva del paese. Però non si può non notare che, se la notizia venisse confermata, si starebbe consumando una grande

ingiustizia per la Calabria. Mi sarei aspettato che ci fossero delle rivolte da parte della politica di fronte a queste notizie, ma tutto tace. Per controbattere ci vogliono capacità politica e/o competenze e forse, oggi, dopo la prematura scomparsa della Santelli, queste sono carenti nella gestione della sanità calabrese. Infatti, gli indicatori della Calabria riguardo all’epidemia non sono tanto negativi. Lo certifica il teutonico Istituto Robert Koch (RKI) che, appena 4giorni fa, ha indicato come obbligatoria la quarantena per i viaggiatori provenienti da tutte le regioni italiane con l’esclusione della Calabria. Sarò poco patriottico, ma se dovessi scegliere se fidarmi delle stime italiane odi quelle del prestigioso RKI, non avrei dubbio a scegliere la competenza teutonica. Anche perché, ed è il nocciolo del mio ragionamento, voler utilizzare solo il parametro Rt per gestire le misure di contenimento è un errore abbastanza marchiano. In primo luogo perché il calcolo del parametro Rt dipende dall’istante t scelto come istante iniziale e in secondo luogo perché non tiene conto dei livelli. Se i contagi aumentano da 10 a 20 oda 10.000 a 20.000 o da 1 milione 2 milioni in una settimana avremo un Rt identico, ma sfido chiunque adire che la situazione è uguale. La Calabria ha oggi un tasso di riempimento delle terapie intensive intorno al 22%, tra i più bassi in Italia, (dato Agenas), un rapporto fra tamponi e contagiati che è inferiore al 10% (in Italia è intono al 15%) abbiamo un tasso di mortalità (morti su 1.000.000abitanti) che è intorno a 63 (per l’Italia è pari a 646, 10volte superiore!). Il numero di contagiati di abitanti è in Calabria pari 2,8 per mille abitanti a fronte di un12,2 per mille abitanti dell’Italia. Basta solo un Rt sopra la soglia di 1,5, con tutti i limiti di calcolo già evidenziati, a mandare la Calabria nel gruppo delle regioni a più alto tasso di contagi?

Sorge spontaneo il dubbio che la Calabria sia stata considerata, a fronte della debolezza politica attuale, l’Agnello sacrificale da associare a Piemonte e Lombardia nell’imposizione di un lockdown duro, anche per non far passare un messaggio (forse considerato pernicioso da alcuni) che le regioni meridionali, tra cui la Calabria, abbiamo gestito meglio l’epidemia della tanto decantata sanità lombarda. Del resto se la tanto bistrattata Calabria finisce tra le regioni a più alto rischio, chi potrebbe avere il coraggio di ribellarsi? Poiché questa ingiustizia si trasformerà in un vantaggio fra qualche settimana per la Calabria, non è il caso di fare le barricate, ma è anche opportuno che sottolineare che la decisione presa sulla Calabria non ha alcuna base statistica che possa avvalorarla.

Domenico Marino, Argomenti2000 -  Calabria, docente Università Mediterranea

 

Commenti

Inviato da Giovanni Lanzil... il

Gent. Prof. Marino scusi la franchezza, ma da calabrese, del suo articolo apprezzo solo questa parte: -
per sgombrare il campo da ogni equivoco che non mi dispiace che la Calabria abbia un regime di contenimento dell’epidemia più rigido di altre regioni. Dato che non si è stati in grado di attivare gli strumenti tecnologici di contenimento dell’epidemia, la sana e vecchia quarantena medioevale -
Per il resto, pur condividendo la relatività dei numeri e delle considerazioni che ne discendono, non ritengo che nel giudicare il provvedimento, si possa prescindere dalla tragica carenza delle strutture e delle risorse impiegate nella commissariata sanità calabrese. Le persone che lavorano negli ospedali calabresi e le loro rappresentanze sindacali hanno correttamente evidenziato le croniche carenze di organico ed il totale abbandono in cui versa l'intero comparto (sottolineo la totale assenza di qualunque coordinamento territoriale). Ciò, in una realtà che già a fine ottobre, vedeva saturati i ricoveri nei reparti di malattie infettive. Sono stati i numeri dei ricoveri ospedalieri e non, grazie a Dio, i numeri delle terapie intensive che hanno condotto alla corretta decisione di "Calabria in zona rossa"....la saturazione delle intensive avrebbe avuto bisogno di sole poche settimane ancora, e non è detto che non sarà così alla luce di quanto sta accadendo nella provincia di Reggio Calabria. L'economia ne soffrirà certamente (lavoro in banca), ma dal punto di vista politico piuttosto che lamentarsi di temporanee ingiustizie nell'assegnazione di un colore "rosso" piuttosto che "giallo" o "arancione", bisognerebbe chieder conto del perchè non si è portato l'Italia a dotarsi di quegli interventi tecnologici e sanitari che l'avrebbero dovuta allontanare dalle quarantene medievali (screening e tracciamento prima di tutto). Qualunque altra considerazione a mio avviso rischia di cadere nella strumentalizzazione dell'emergenza sanitaria a fini politici. Tanto più quando è intrisa di "questione meridionale".
Un caro saluto.

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