L’Europa che vogliamo

Giovedì, 25 Febbraio, 2016

Con le sue metafore Papa Francesco arriva dritto al cuore del problema dell’Unione Europea: bisogna ricostruire un sistema educativo che si è rotto – dice - quello che trasmetteva i valori dai nonni ai nipoti, dai genitori ai figli.

In Europa è così. Abbiamo disimparato la democrazia per stare dietro alla tecnocrazia e oggi ci ritroviamo una struttura senza anima politica, un apparato che non ha idee da mettere in campo perché schiacciato dalle regole che si è creato.

Da Roma, dove si sono incontrate per la conferenza unificata, le forze progressiste europee devono riaffermare il loro ruolo insostituibile nel percorso di democratizzazione dell’Unione. Al momento lo spirito che ha animato i padri fondatori è un lontano ricordo. La politica in Europa ha abdicato da tempo. Lo dimostra lo scarso entusiasmo con il quale è stato accolto il Trattato di Lisbona, resosi necessario dopo la bocciatura della Costituzione Europea nei referendum francese e olandese del 2005. Sono passati undici anni ma la percezione che i cittadini europei hanno dell’Unione resta pessima. Bisogna interrogarsi proprio su questo punto. Per quale motivo siamo arrivati a tanto? C’è un completo disinteresse dei popoli nei confronti dell’Europa. Sta alle forze progressiste invertire la tendenza e rilanciare un ideale di integrazione e condivisione. Occorrono scelte coraggiose per costruire il nostro futuro: è necessario che siano contrastate le tendenze populiste ed euroscettiche e dobbiamo impegnarci per dimostrare concretamente ai cittadini europei i vantaggi dello stare insieme e, allo stesso tempo, evidenziare i rischi che possono derivare da un'inerzia che rischia di relegare l'Europa a un ruolo marginale. Per questo motivo è indispensabile che i Parlamenti svolgano una funzione attiva, promuovendo tutte le sedi di confronto utili a capire la reale portata delle sfide da affrontare e i rischi e vantaggi delle scelte che siamo chiamati a compiere.

È importante il tema affrontato dal presidente del Consiglio, che ha lanciato le primarie per selezionare il Candidato delle forze progressiste alla Presidenza dell’Unione nel 2019. Il sottosegretario Gozi ci ricorda come il Trattato di Lisbona ponesse le basi per una politicizzazione della Commissione e dei rapporti tra le istituzioni comuni e i cittadini. Se vogliamo creare veramente gli Stati Uniti d’Europa dobbiamo impegnarci di fronte al popolo europeo, a partire dal rispetto dello stato di diritto. Ci sono valori non negoziabili. Schengen è uno di essi. Bisogna rinforzare la sicurezza in Europa, senza tuttavia cancellare la libertà di movimento dei popoli: le migrazioni sono una realtà ineludibile. Affrontarle insieme ha senso. Semplificare il problema con la chiusura delle frontiere non lo risolve, mentre l’unità nel prospettare una soluzione condivisa può fare la differenza.

Prendiamo poi il tema della politica economica. Ormai siamo martellati dalla dicotomia austerità/flessibilità, divisi tra buoni e cattivi se si mantiene, o meno, il deficit sotto controllo. Possibile liquidare tutto così? Periodicamente ci attacchiamo alle scelte di Mario Draghi per salvare la politica monetaria dell’Eurozona ma non facciamo nulla per porre rimedio a problemi endemici. Credo che l’Italia sia a favore del Ministro Unico del Tesoro europeo avanzata dal governatore della Bce, nella misura in cui possa essere scelto democraticamente, sappia essere figura propositiva nei confronti dei Parlamenti nazionali e lavorare per semplificare l’azione esecutiva europea.

Del resto ci aspettano sfide importanti. Come sostiene il nostro Ministro dell’Economia Padoan,  “non c'è certezza nell'economia globale. Serve una crescita sostenibile, ricca di lavoro, che possa contribuire alla prosperità  del sistema”. In Italia, in sede di Commissione, abbiamo confermato l’impegno a lavorare per una revisione della Strategia UE 2020,  definendo un nuovo approccio per assicurare la crescita economica e la sostenibilità sociale e ambientale dell'Europa oltre l'orizzonte temporale del 2020, ponendo particolare attenzione al tema dell’occupazione, dello sviluppo e dell’inclusione sociale. Per creare, sempre con le parole di Padoan, un sistema di innovazione europeo, dobbiamo operare  una strategia di crescita basata sulla qualità e sull'innovazione. Per questo promuoveremo gli investimenti sul capitale umano lungo tutto l'arco della vita, che si tratti di formazione professionale, istruzione superiore, competenze digitali e di alta tecnologia. Svilupperemo l’Agenda per le nuove competenze per l'Europa, diretta a promuovere lo sviluppo delle competenze, a sostenere la formazione professionale e l'istruzione superiore e a sfruttare pienamente il potenziale dei posti di lavoro digitali. L’Europa che vogliamo dipende da noi e dall’audacia che guiderà le nostre scelte.

Marina Berlinghieri

Capogruppo Pd Commissione Politiche Europee

Camera dei Deputati

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