L’ansia del voto dei giovani: va cambiato il modello sociale

Giovedì, 30 Maggio, 2019

Serviva una spinta positiva per l’Europa, in un appuntamento elettorale in cui era atteso un forte vento contrario soffiato da forze euroscettiche di diverso tipo. Tale vento alla fine non è risultato così destabilizzante, mentre da due fronti sono arrivati segnali più incoraggianti del previsto. Il primo è l’aumento dell’affluenza al voto, risultata, complessivamente in Europa, la più alta di questo secolo. Il secondo è il successo delle formazioni ambientaliste, che si sono imposte tra i partiti più votati in Paesi con modelli di welfare e politiche pubbliche molto diversi tra di loro: quello scandinavo (come Finlandia e Danimarca), quello continentale (in particolare Germania e Francia) e quello liberale (Regno Unito e Irlanda). Questo voto ha fornito evidenza di una capacità dei temi ecologici e dello sviluppo sostenibile di suscitare sensibilità e attenzione trasversale nelle varie culture europee.

L’impatto ambientale è una delle grandi “I” rispetto alle quali l’Europa deve trovare una sua via distintiva in questo secolo. Le altre, interdipendenti, sono l’Invecchiamento della popolazione, l’Immigrazione e l’Innovazione tecnologica. Sono tutti e quattro temi forti, che possono suscitare timori e resistenze o stimolare risposte inedite. La capacità di fornire soluzioni nuove alle grandi trasformazioni in corso è più debole in Italia che nel resto d’Europa: sul tema della denatalità che alimenta l’invecchiamento della popolazione, su flussi migratori e integrazione, su come cambia il mondo del lavoro con l’automazione e le piattaforme digitali. Questo ha fatto crescere in modo lineare le difficoltà e in modo esponenziale i timori. La conseguenza è una “forza giovani” più debole nel dar slancio al Paese oltre i confini del presente, sia perché il loro peso demografico, quindi anche elettorale, si è ridotto, sia perché più schiacciati sulle preoccupazioni dell’oggi che incoraggiati a guardare con occhi nuovi il futuro e farsi parte attiva per soluzioni nuove. Ovunque in Europa l’onda verde è stata mossa dal basso dall’energia delle nuove generazioni e ha trovato strumenti capaci di amplificare tale energia e aiutarla a produrre un impatto politico. Questo è mancato in Italia, a conferma di una più generale incapacità del sistema Paese di mettere a miglior frutto le potenzialità delle nuove generazioni, facendo leva sulle loro sensibilità e aspirazioni.

In Italia i giovani sono figli a cui è richiesto di conformarsi alle attese dei genitori, sono lavoratori che devono adattarsi a quello che il mercato offre, sono elettori a cui i partiti rivolgono attenzione solo nel momento in cui è richiesto il voto. Manca quasi del tutto attenzione autentica alla domanda che i giovani esprimono, compresa quella politica. Eppure, come i dati del “Rapporto giovani” dell’istituto Toniolo hanno messo in evidenza, la domanda di impegno civile e verso i temi ambientali è molto forte nelle nuove generazioni italiane. In Italia, il valore assegnato al promuovere il bene della propria comunità raggiunge l’83% tra i 18 e i 32 anni, contro l’81% in Spagna e meno del 70% in Gran Bretagna, Francia e Germania. Due intervistati su tre si dicono indignati per quanto poco si fa per lo sviluppo sostenibile, ma oltre l’80% non ha mai avuto contatti con associazioni impegnate su questo fronte. Quello che è certo è che non funzionano più le modalità tradizionali di partecipazione e ingaggio. Serve una combinazione nuova di domanda e offerta politica, che le riavvicini e fornisca uno spettro all’interno del quale ciascuno possa trovare la propria migliore collocazione.

Serve però anche un modo nuovo di pensare ai contenuti sul fronte green. Il tema ambientale è quello che ha maggiori potenzialità di catturare l’attenzione dei giovani e fare intravedere la possibilità di un proprio impegno attivo che faccia la differenza nel migliorare il futuro collettivo. Affascina e stimola i coetanei di Greta Thunberg, ma via via che si cresce ci si confronta con le incertezze del lavoro e gli squilibri sociali, che diventano pressanti soprattutto per chi ha risorse socioculturali di partenza meno solide. È necessario quindi far leva su tale sensibilità spiccata, ma aiutarla a trasformarsi in protagonismo consapevole e offrire spazio politico in cui sviluppare un ripensamento più in generale del modello sociale e di crescita. E questo significa integrare con l’ambiente soprattutto le sfide del cambiamento dei modi di produzione e consumo, dell’innovazione e inclusione sociale, dell’accesso equo e responsabile alle risorse naturali e culturali. Aiutare i giovani a diventare soggetti attivi nella costruzione del futuro è il miglior regalo che possiamo fare al presente.

 

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