Europa: visione di futuro

Troppa Europa o poca Europa?

Le elezioni europee sono state una grande opportunità per il futuro dell'Europa. Mai come questa volta l'Europa è tornata ad essere un tema di discussione politico-istituzionale. È in questo quadro che si inserisce la dialettica tra europeisti e non europeisti. Le ragioni dell'uno o dell'altro schieramento sono ampiamente note: i primi ritengono che la costruzione di un'Europa più forte e coesa sia un'ineludibile fonte di opportunità, e che anzi sia necessario rafforzare l'integrazione politica europea, mentre i secondi, attingendo soprattutto alle modalità con cui l'Europa ha gestito la crisi economica e finanziaria in atto, sostengono che la partecipazione all'Europa abbia danneggiato e comunque rallenti le possibilità di operare per la ripresa..

Il confronto tra "chi è favorevole e chi è contrario all'Europa" non è certamente nuovo. Esso accompagna da sempre il cammino di costruzione dell'Unione; ma la novità da non trascurare è come la percentuale dei contrari al percorso di integrazione europea sia notevolmente cresciuta negli ultimi anni, in gran parte sostenuta dalla crescita di sfiducia nella politica (quest'ultima considerata incapace di dare risposte concrete ai bisogni della collettività), dall'avanzare dei populismi, dalla carente tenuta dei grandi partiti, ma anche da un dato fondamentale: la scarsa conoscenza di ciò che vorrebbe dire un'Europa più forte. Se infatti innegabili sono ritardi e pesantezze del sistema europeo - quali ad esempio le dosi massicce di austerità e i vincoli alle politiche economiche e di bilancio imposti a seguito della crisi economica, l'aumento di burocrazia, l'invadenza delle norme, fattori tutti che hanno indebolito il feeling dei cittadini con le istituzioni comunitarie e a volte anche incrinato le relazioni reciproche tra nazioni - resta tuttavia che se stare in Europa è difficile, starne fuori avrebbe costi ben più alti, soprattutto per le aree più deboli. Sono le dinamiche del tempo presente che pongono nuove sfide e chiedono nuove risposte, che è illusorio pensare di poter gestire entro i confini dello stato nazionale otto-novecentesco.

Tra euroscetticismo e euro retorica, le opportunità delle scelte europee.

Pur con la necessaria considerazione delle differenze che vi sono sul piano, storico-culturale ed economico-politico tra i vari Paesi membri, quello che non va dimenticato è ciò che l'Europa rappresenta e garantisce oggi:

- un forte baluardo per la difesa dei diritti e della sicurezza, sul piano interno e su quello mondiale, che ha fatto svolgere all'Europa un ruolo primario nella difesa dello stato di diritto, nella promozione dei diritti umani, nella difesa delle minoranze, nella promozione della pacificazione internazionale e della democrazia. Con l'allargamento verso Est 80 milioni di persone sono state messe su un sentiero di pace e di sviluppo, mentre appena fuori dai confini dell'Unione (si pensi all'Ucraina) gli scontri sono all'ordine del giorno. Ciò che noi vediamo come garantito, altri Paesi lo vedono come obiettivo a cui aspirare. E questo ci deve spingere a presentare non solo un Europa positiva, ma propositiva nel mondo;

- la libera circolazione delle persone, che ha offerto a milioni di persone, anzitutto giovani e studenti, la possibilità di circolare, studiare, lavorare e sentirsi cittadini di una comunità più grande del nostro Paese, abbattendo le frontiere e facendo crescere una più forte idea di "Unione europea";

- la costituzione di un mercato interno unico al mondo, capace di sostenere il confronto con i più vasti mercati dell'area americana e asiatica, dove la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone ha costituito il presupposto per abbattere monopoli, aumentare la concorrenza e ridurre le tariffe dei beni e servizi in un'ottica di tutela del il consumatore;

- l'erogazione dei fondi europei di sviluppo e coesione e di quelli infrastrutturali, che costituiscono una risorsa per investimenti, ricerca e grandi opere pubbliche;

- una più forte politica di difesa ambientale, spesso ignorata o perseguita senza risultati da tanti Paesi membri, unitamente alla promozione e al sostegno delle politiche agricole, di primaria importanza per l'economia italiana;

- una politica monetaria che, grazie all'attività svolta dalla Banca Centrale Europea e nonostante le critiche, ha consentito di allontanare lo spettro del default dei Paesi economicamente più deboli, tra i quali non si può escludere l'Italia;

Superare la crisi, riavviare il processo

Considerare costi e benefici del far parte dell'Unione Europea non significa negare la crisi in atto; una crisi che è culturale, di valori, ma anche e soprattutto strutturale e di prospettive politiche. Alla crisi però non si reagisce abbandonandosi al destino, ma con il coraggio e la determinazione di voler proseguire e perfezionare le potenzialità dell'idea di Europa.
È quindi necessario lavorare su tre piani, che sono tre pilastri di una nuova Europa: ripartire dai valori, ridare nuova linfa al processo di coesione politica, riequilibrare la politica monetaria con una vera politica economica.

1. Una comunità sovranazionale non può prescindere da un ethos comune e condiviso, così come da una visione culturale e valoriale riconoscibile. Ricercare e riannodare le trame del tessuto culturale europeo significa non solo definire un'identità e una cittadinanza, ma anche dare sostanza e radici alle regole e procedure democratiche altrimenti confiscate e sostituite dai ritmi e metodi di una burocrazia tecnocratica miope e autoreferenziale. Su questo terreno non c'è molto da inventare, quanto piuttosto c'è da recuperare tutta la tradizione culturale che ha fatto dell'Europa un faro cui l'intero Occidente e poi il mondo intero ha costantemente e produttivamente guardato. Riaffermare un ethos condiviso vuol dire perciò richiamare il valore della dignità assoluta, che niente e nessuno dunque può opprimere, della persona umana; riconoscere a questa il diritto di autodeterminazione nel rapporto responsabile e impegnativo verso gli altri e la più ampia comunità umana; sostenere il suo diritto all'espressione di sé, tanto nella forma della libertà di pensiero e di azione, quanto in quella ancor più originaria del contributo alla crescita singola e comune che essa sa dare mettendo a frutto le sue capacità nel lavoro; aprire la sua azione alla responsabilità verso l'altro, con cui condivide nella pace il tempo, e verso l'ambiente, terreno primario di esistenza comune e tesoro da lasciare in eredità alle future generazioni. Molto possono fare in questo campo lo sport, la musica, la conoscenza reciproca di lingua costumi, usanze.

2. la crisi economica mondiale ha messo ancora più in evidenza la debolezza della politica europea, che si è presentata in ordine sparso nei diversi scenari politici internazionali, invece di giocare il ruolo di protagonista che la storia e la sua attuale consistenza le consentirebbe di giocare. In questo scenario è urgente rafforzare la solidarietà tra i paesi fondatori e paesi che si sono via via aggregati, per ridare autorevolezza alla politica e restituirla alla sua peculiare funzione di mediazione e sintesi, condizione preliminare per il corretto equilibrio democratico tra le istituzioni politiche (Commissione e Consiglio europeo da un lato e Parlamento dall'altro, Corte di Giustizia e BCE). Un nuovo equilibrio nelle politiche europee presuppone la capacità di recuperare un nuovo protagonismo da parte di ciascuno Stato membro, che deve gestire le sue politiche interne nell'ottica del bene e dell'interesse comune. Solo una prospettiva di vera integrazione europea infatti potrà consentire le necessarie cessioni di sovranità senza che questo significhi perdita di autonomia e tipicità. Ad alimentare queste politiche sono chiamati non solo i partiti, animati da un profondo pensare europeo ed insieme attenti alle esigenze delle popolazioni locali, ma anche le straordinarie risorse presenti nella società civile e nelle esperienze religiose del continente europeo.

3. Una nuova Europa delle nazioni non potrà non ripensare la sua natura a partire dalle esigenze delle popolazioni, attivando anzitutto politiche in grado di rilanciare l'economia. Se gli anni della crisi economica e finanziaria hanno richiesto politiche di difesa della moneta e di austerity che hanno messo in sicurezza l'euro, è oramai evidente che non può venire da esse un progetto di rilancio dell'economia europea che sia di lungo respiro. Si tratta anzitutto di riportare il motore dell'economia sotto il controllo di politiche democraticamente scelte, per arrivare ad un "Patto per la crescita e lo sviluppo" che scorpori le spese per investimenti dal calcolo per il limite di deficit, autorizzi le istituzioni europee ad emettere project bond per il finanziamento di grandi progetti e avviare forme di mutualizzazione del debito a livello europeo, infine preveda l'aumento del bilancio federale europeo consentendo interventi anticiclici e una politica fiscale europea espansiva. Esistono le condizioni per avviare un nuovo "rinascimento industriale europeo", per scrivere un New Deal europeo che costruisca una Europa sociale dove ciascun cittadino possa orgogliosamente sentire la propria appartenenza all'Europa.

La prospettiva su cui puntare

L'Europa è nata come un continente dello spirito e questa è tuttora la sua profonda identità. Essa esiste soprattutto per la sua missione nel mondo. Da essa si sono diffusi grandi valori da sostenere e promuovere: ambiente, pace, internazionalismo, economia sociale di mercato, rafforzamento della democrazia. Qui si fonda il profilo che essa deve assumere nella politica globale. L'Europa non ha semplicemente una visione del futuro; l'Europa è una visione del futuro. Altrimenti è un museo all'aperto, con tante stanze da visitare.

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