Era nato per unire

Il Partito democratico è nato per unire, non per dividere, per migliorare l’Italia e l’Europa non per incattivirle.
Il Partito democratico è nato per promuovere una classe dirigente più generosa, più avveduta e più affidabile, più sensibile ai problemi della povera gente, del lavoro, della scuola e della formazione, delle famiglie con figli, dei cittadini che pagano le tasse, degli imprenditori coraggiosi, delle forze dell’ordine e dei tanti magistrati che combattono ogni giorno contro la corruzione, le mafie e le mille forme di illegalità, dei giovani che sognano un futuro più sostenibile e opportunità di crescita senza essere costretti ad emigrare, degli anziani che chiedono benessere e sicurezza, delle persone che hanno bisogno di cure e di servizi sociosanitari efficaci e di qualità.
Il Partito democratico è nato per sostenere i cittadini che non vogliono avere paura e che aspirano ad una convivenza che rispetti le diversità, respinga ogni forma di razzismo, discriminazione, intolleranza.
Il Partito democratico è nato per chiudere il tempo delle divisioni e dei contrasti nel campo del centrosinistra, che è durato mezzo secolo, per scongiurare l’idea dell’uomo solo al comando, per scoraggiare la costituzione di fazioni e di correnti fondate sul principio di fedeltà ad un capo, per rafforzare il dialogo con le associazioni, i sindacati, il volontariato, per fare del partito un campo di lavoro, di studio e di partecipazione al servizio del territorio, dei Comuni e delle città, una comunità di ideali, di idee e di progetti in cui sia garantito il rispetto per le aspirazioni, le opinioni e le capacità di ciascuno.
Il Partito che c’è è molto distante da questo sogno, ma i suoi dirigenti più in vista non ne sembrano consapevoli e continuano imperterriti nella cosa che sanno fare meglio: dividersi, disconoscersi e fronteggiarsi con cattiveria, con tutti i mezzi possibili: convegni di corrente,  interviste, lettere ai giornali, social di ogni tipo, dichiarazioni e invettive adoperate a mitraglia e il più delle volte a sproposito. Si può aspirare a qualcosa di meglio? Si possono immaginare luoghi meno divisivi, più accoglienti e fruibili? Si può dare una mano per riavvicinare quel sogno alla realtà di tanta gente che vorrebbe impegnarsi e che invece fa fatica ad avvicinarsi a questo Pd? Si possono canalizzare energie, voglia di esserci, disponibilità di partecipazione civica senza scadere nella retorica delle tifoserie e delle appartenenze predefinite?
di Mimmo Lucà

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