Democrazia contro deserto: il ruolo delle associazioni delle piccole città

Lunedì, 4 Settembre, 2017

“Democrazia”: associazioni di “piccole città” contro “desertificazione”

            La democrazia è una scelta. Cinque secoli avanti Cristo, i Greci (Erodoto, Storie, 3.80-83) insegnavano (apprendendolo, pare, dai “magi” persiani) che gli uomini possono scegliere tra tre “forme di governo”: la monarchia, (il potere di uno solo) la aristocrazia (il potere di pochi) e la democrazia (il potere di tutti). La scelta per la democrazia è stata fatta in maniera irrevocabile dai Romani all’inizio del V secolo a.C., con la edificazione della “repubblica”, la quale è cresciuta – con l’Impero – a dimensione “universale”, professando costantemente la regola-principio della «partecipazione di tutti [i Cittadini] alle decisioni che tutti ugualmente [li] riguardano» (Giustiniano, Codice [anno 534] 5.59.5.2).

            Le democrazie greche, capaci di inventare la scienza e di battere le grandi monarchie (Eschilo, Le supplici, 604; Erodoto, Storie, 1.153.2[1]), e la repubblica romana, capace di inventare il diritto e di costruire il grande impero, sono associazioni di piccole città. L’ «impero [romano] delle città» (Elio Aristide, Encomio a Roma, II sec.) innerva profondamente di municipi le sponde asiatica e africana del Mediterraneo e l’Europa sino al municipio di Londra. Protagoniste della “crisi del feudalesimo” (secoli X-XII) sono non le Città capitali ma i Comuni “eredi” diretti della rete municipale. All’alba della epoca contemporanea, il massimo teorico della democrazia scrive che essa è possibile soltanto nella “piccola città” e le piccole città devono unirsi tra loro in “confederazione” (J.-J. Rousseau, Du contrat social, 1762, 3.15 "Des Députés ou Représentans") perché le piccole città sono «le seul moyen possible d’établir la démocratie dans tout un peuple qui ne peut s’assembler à la fois dans un même lieu» (Rousseau, Projet de Constitution pour la Corse, 1763). Sono, infatti, le città che fanno la Rivoluzione francese e la Indipendenza latino-americana[2].

            L’avversario mortale della democrazia è la sua degenerazione: la oclocrazia (Polibio, Storie [II secolo a.C.] 6.4.7-11) e la cheirocrazia (ibid. 6.9.6 s.)[3]. L’avversario mortale della “piccola città” è la sua degenerazione: la macrocefalia civica[4]. La "città capitale" (oggi diremmo la "città metropolitana") è «un gouffre où la nation presque entière va perdre ses mœurs, ses lois, son courage et sa liberté. […] Les environs des capitales ont un air de vie, mais plus on s’éloigne plus tout est désert. De la capitale s’exhale une peste continuelle qui mine et détruit enfin la nation.» (Rousseau, Projet de Constitution pour la Corse, cit.). A conferma, duecento anni dopo, è stato definito "desertificazione civile" l’effetto della “politica dei poli di sviluppo”[5].

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[1] Cfr. Ch. Westfall Oughton, Scripting the Persians: Herodotus’ Use of the Persian ‘Trivium’ (Truth Telling, Archery, and Horsemanship) in the Histories, Austin - Texas 2011, 48.

[2] G. Lobrano, “Il dovere della memoria storica e della riflessione giuridica. La ‘Costituzione di Cadice’: tra «liberalismo metropolitano» e «democrazia americana» (1812-2012)” in Roma e America. Diritto romano comune, n. 33, anno 2012 (pubbl. 2013) 85 ss.; Id., “Esiste un «pensiero politico-giuridico Latino-Americano»? Caratteristiche e attualità del pensiero democratico: federalismo vero contro federalismo falso tra Europa e America” in v. Giménez Chornet – A. Colomer Viadel, editores, I. Congreso Internacional América-Europa, Europa-América [Valencia, 27-29 de julio de 2015] Valencia 2015, 47 ss.

[3] Cfr. A. Cesaro, “Lo storico acheo e il filosofo ateniese. La teoria dell’anaciclosi di Polibio tra idealismo platonico e realismo aristotelico” in Heliopolis Culture, Civiltà, Politica, anno X n. 1 - 2012

[4] G. Lobrano, “Testa macrocefalica su un corpo rachitico” in La Nuova Sardegna, 2 dic. 2015, p. 1 e 17.

[5] M. Vittorini, “Indirizzi strategici di assetto territoriale per l’inquadramento dei programmi di intervento nel Mezzogiorno” in Urbanistica, 1971, 57, pp. 63-74, in part. 64; ripreso da S. Adorno,  “Le Aree di sviluppo industriale negli spazi regionali del Mezzogiorno” in Enciclopedia Treccani, 2015.   

 

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