Da Washington un allarme per la democrazia

Giovedì, 7 Gennaio, 2021

L’assalto al Campidoglio da parte di frange estremiste, di sostenitori che Trump ha arringato e incitato a non accettare il risultato democratico delle elezioni, “non è una protesta - come ha detto subito Biden - è una insurrezione”.
Ciò che è accaduto a Washington è un fatto grave in sè, di una gravità inaudita, dove la violenza impedisce il funzionamento di un organismo regolarmente eletto, e insieme è un campanello d’allarme sui possibili esiti della crisi della democrazia rappresentativa. Non un fatto imprevedibile, anzi in qualche misura l’atto conclusivo di quattro anni di presidenza fuori delle righe. Segnati da una personalizzazione talmente accentuata da risultare spesso pacchiana: i quattro anni di presidenza di un miliardario eccentrico, debordante e incompetente ha nuociuto all’immagine degli USA nel mondo sgretolando valori e simboli. Come è stato possibile?
Pur con le contraddizioni, che non vanno dimenticate, l’America percepita come la più grande democrazia del globo, come “esportatrice” di democrazia, vive una crisi profonda.
Cosa sta accadendo, in America come da noi, come in tanti paesi di tradizione democratica?
I grandi mutamenti sociali, le conseguenze di una crisi economica di grandi dimensioni che si è protratta nel tempo, di fronte a cui la politica si è mostrata impotente, lenta, contraddittoria, hanno originato le condizioni di un malessere diffuso che si rivolge facilmente verso le proposte populiste. La democrazia è vista così come non adeguata, farraginosa, incapace di risolvere i problemi con le sue regole e i suoi tempi. Allora meglio affidare il consenso a chi “parla chiaro”, a chi le spara grosse e lancia parole d’ordine svincolate da ogni progetto e verifica, è il trionfo della demagogia ed è il terreno del consenso personale. È la disintermediazione in cui il leader si rapporta direttamente ai cittadini senza bisogno di partiti o di corpi intermedi. Trump pare non fidarsi più dei repubblicani e si fa il suo partito. Non è un fenomeno d’oltre oceano, la nostra democrazia è ormai da anni affollata da partiti personali, dove il leader straparla tutti i giorni con le interviste, le dichiarazioni, i Twitter e gli esponenti di quel partito le apprendono, come i cittadini, dai media. Non ci sono stati incontri, dibattiti, votazioni... è la tomba della democrazia rappresentativa. E il consenso si sposta su criteri, per così dire, estetici: è giovane, è simpatico, le canta chiare senza ricorrere al politichese, e via dicendo. E non importa se non sono noti il pensiero, il progetto, gli obiettivi, le risorse o le coperture economiche dei provvedimenti annunciati.
Tanto più che i leader, così costruiti, sono tutti rassicuranti perché  patriottici: le bandiere dell’assalto al Campidoglio sono americane e, anche a casa nostra, il richiamo al tricolore e all’Italia occhieggia tra le formazioni politiche; minoranze, “parti”, che si presentano come i migliori sostenitori dell’interesse nazionale, anzi come la nazione: “L’America, l’Italia, al primo posto”.  È il sovranismo compagno di viaggio del populismo. Due soci che mietono consenso nei tempi di crisi.
Tra le dichiarazioni a caldo dei capi partito di casa nostra si vedano quelle del capo della Lega che esibiva la scritta Trump sulla mascherina e anche quella della voce trainante dei Fratelli d’Italia che si augura “che le violenze cessino subito, come chiesto dal Presidente Trump...”.  Ci siamo capiti?
Oggi tante voci si levano a deprecare, a condannare con nettezza quanto accaduto a Washington. Bene, è un fatto positivo. Ma sarebbe importante che questo atteggiamento fosse accompagnato da un lavoro, assolutamente urgente, fatto di cultura e di buona politica per dare nuova linfa alla democrazia e togliere così più di una freccia all’arco di populisti e sovranisti.
La crisi c’è e colpisce duramente tanta parte della popolazione, ma una democrazia che funzioni può affrontare i problemi e riguadagnare consenso. In Italia come negli USA.
“L'America - ha detto Biden - è molto meglio di ciò che state vedendo adesso". Dobbiamo augurarcelo per il bene dell’America e del mondo. E possiamo avere fiducia che Biden saprà riportare la presidenza nei toni adeguati alle istituzioni e, soprattutto, facendo le scelte politiche che aiutino a risolvere i problemi e, insieme, a riconnettere con la democrazia i cittadini attraverso un’efficace partecipazione

 

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