Contrasto alla povertà: un reddito di inclusione contro le diseguaglianze

La Camera ha approvato con 221 sì e 22 no (Si) e 63 astenuti (M5s, Fi, Lega e Fdi) il ddl  per il contrasto alla povertà, che introduce il reddito di esclusione. Il provvedimento passa ora al Senato.

Si tratta di un passo avanti significativo, anche se molto di più sarebbe necessario fare, un fatto che rimedia, per così dire, ad anni di tagli ai fondi destinati al sociale attuati in particolare dai governi di centro destra.

La legge approvata alla Camera interviene con 600 milioni di euro per il 2016 e un miliardo dal 2017, e punta a migliorare la rete dei servizi sociali.

Priorità verrà data alle famiglie con minori, alle persone disabili e ai cinquantenni rimasti senza lavoro - su questo avevo presentato un esplicito emendamento - attraverso un graduale aumento degli stanziamenti.

La nuova misura vuole arrivare a difendere tutti coloro che si trovano in una situazione di povertà assoluta - le statistiche ci danno in proposito numeri sempre più alti - attraverso un contributo economico e servizi alla persona.

In Italia, comunica l'Istat, nel 2015 1 milione e 582 mila famiglie, pari a 4 milioni e 598 mila, vivevano in condizioni di povertà assoluta, il numero più alto dal 2005. La stessa fonte ci dice che l'incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013).

Il testo evita pertanto ogni assistenzialismo, ma offre risposte concrete per ridurre le diseguaglianze attraverso un welfare possibile con un piano nazionale strutturale contro la povertà.  Un passo utile, quindi, cui dovranno seguirne altri, anche alla luce di quanto più volte sostenuto dalla Alleanza contro la povertà che svolge un utile lavoro di monitoraggio e di pungolo per la politica.

Il reddito di inclusione, può essere un passo utile cui si debbono accompagnare adeguate politiche per la famiglia, del lavoro e con una adeguata rete di servizi.

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