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L'istruzione superiore
di Carlo Finocchietti - novembre 2005
 
Il sistema italiano di istruzione superiore è articolato in due settori principali:
  • il settore universitario, costituito da un totale di 84 istituti (64 università statali, 17 università non statali e 3 università telematiche), con una popolazione di 1,8 milioni di studenti iscritti;
  • il settore non universitario, che comprende l'alta formazione artistica e musicale (accademie di belle arti, di teatro e di danza, conservatori di musica, istituti di design), la formazione tecnica superiore integrata e le scuole superiori per mediatori linguistici.
Le politiche nazionali
Le politiche di maggiore rilievo relative all’università negli ultimi venti anni sono le seguenti:
  • l’adesione allo “spazio europeo dell’istruzione superiore” e all’armonizzazione europea delle architetture dei sistemi universitari previste dalla “dichiarazione di Bologna” del 1999;
  • la programmazione dello sviluppo del sistema universitario mediante piani poliennali di sviluppo dell’università (è in via di realizzazione il piano per il triennio 2004-06, definito dal Dm 5 agosto 2004);
  • la riforma degli ordinamenti didattici universitari, affidata prima alla Legge 341/1990 (diploma universitario), poi al Dm 509/1999 (laurea e laurea specialistica, master universitario) e, più recentemente, al Dm 270/2004 (laurea magistrale);
  • il riordino della docenza universitaria, avviato con il Dpr 382/1980, e successivamente segnato dalle riforme del reclutamento realizzate con la Legge 210/1998 e, più recentemente, con la Legge 230/2005;
  • la riforma del diritto agli studi universitari (avvenuta con la Legge 390/1991) e lo sviluppo della rete dei servizi agli studenti.
Il governo del sistema
Nell’ultimo quindicennio si sono realizzate rilevanti modifiche nel governo dell’università.
  • La prima modifica di rilievo è stata la creazione (con la Legge 168/1989) del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, nel quale sono state trasferite le funzioni di coordinamento dell’università e della ricerca scientifica. L’obiettivo della riforma è stato quello realizzare la nuova autonomia delle università e di separare il momento delle scelte di politica universitaria, assegnato al Ministero, da quello della gestione, assegnato alle università e agli enti di ricerca. Realizzato l’obiettivo, le funzioni relative all’università e alla ricerca sono state riaccorpate in un Ministero unico (Miur).
  • La seconda modifica di rilievo è il progressivo e ampio trasferimento di poteri dal livello centrale di governo alle singole sedi universitarie. La maggiore autonomia è bilanciata da misure di valutazione interna ed esterna, miglioramento della qualità e accreditamento dei corsi.
  • La terza modifica di rilievo è il trasferimento di ampi poteri normativi e regolamentari dal parlamento al governo mediante un complesso di misure di delegificazione, di delega di competenze, di decentramento di funzioni e di semplificazione amministrativa (tale processo è stato determinato da due leggi successive, la 59/1997 e la 127/1997).
  • La quarta modifica di rilievo è la creazione o la riforma degli organi rappresentativi delle componenti della comunità accademica e degli organi di consulenza del Ministro in materia di università (Consiglio Universitario Nazionale, Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, Comitato nazionale per la valutazione).
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