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Le condizioni di vita e di studio degli studenti universitari. IV indagine Euro Student 2005: i principali risultati

L’IMPATTO DELLA RIFORMA
• L’evoluzione della composizione della popolazione
• La gestione del bilancio del tempo
• La performance degli studenti e la progressione negli studi
• La valutazione della didattica
• Aspirazioni e progetti dopo la laurea

LE CONDIZIONI DI VITA E DI STUDIO
La scelta degli studi

• La diffusione e i motivi del pendolarismo studentesco
• Studiare e lavorare

IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO
La riduzione dell’area di intervento del sistema del diritto allo studio

• L’equità, l’efficienza e l’efficacia degli interventi
• Le indagini Euro Student in Italia
 
L’IMPATTO DELLA RIFORMA

L’evoluzione della composizione della popolazione
L’indagine segnala l’arrivo, nell’Università post riforma, di gruppi “nuovi” di studenti, che possono essere indicati come quelli degli “attratti” e dei “rientrati”. Il primo gruppo raccoglie circa il 10% degli studenti; si tratta di individui che, alla conclusione degli studi secondari, hanno deciso di entrare nell’Università grazie alla nuova offerta di corsi triennali di laurea. Il secondo gruppo raccoglie circa l’11% degli studenti; si tratta di individui che si sono immatricolati per la prima volta all’Università a quattro o più anni di distanza dalla conclusione degli studi secondari. I due gruppi sono costituiti per circa un terzo dei casi dagli stessi soggetti, che hanno deciso di riprendere a studiare e che, in assenza della nuova offerta, oggi non sarebbero presenti nel circuito formativo. Guardando a queste persone si può parlare di un effetto positivo della riforma, dato dall’allargamento netto della base studentesca.
Rispondendo, in molti casi, a un’esplicita sollecitazione del sistema, questi studenti hanno fatto una scelta di investimento in formazione; ne è un segnale, ad esempio, il fatto che uno studente “rientrato” ogni quattro ha deciso di non lavorare più da quando è tornato a studiare. Tuttavia, molti di questi studenti mostrano di studiare con difficoltà, con risultati inferiori alla media, e di essere fortemente esposti al ritardo e all’abbandono. Gli studenti “attratti” e i “rientrati” richiedono un sostegno e interventi ad hoc, per evitare che l’effetto positivo costituito da un più ampio accesso all’istruzione superiore sia vanificato da risultati negativi.

La gestione del bilancio del tempo
Si registra un aumento del numero di studenti che seguono regolarmente le attività didattiche e l’innalzamento generalizzato del monte ore di studio.
Guardando a una settimana-tipo durante il periodo delle lezioni, l’indagine rileva che:
a) gli studenti che non frequentano o quasi sono meno del 10%;
b) il monte ore per studio è di 38,8 ore/settimana ed è cresciuto di più di tre ore rispetto alla precedente edizione dell’indagine;
c) il monte ore per studio degli studenti che frequentano tre o più giorni è 41,4 ore/settimana e supera l’orario standard di un lavoratore a tempo pieno. Si rileva anche un profondo cambiamento della composizione del monte ore per studio, la cui crescita è dovuta soprattutto all’incremento del tempo impegnato a seguire le lezioni, passato da 14,3 ore/settimana del 2000 alle attuali 21,9 (+53% circa).

La performance degli studenti e la progressione negli studi
Sulla base dell’accumulazione dei crediti, l’indagine segnala che circa un quarto degli studenti sono capaci di sostenere il ritmo di progressione previsto dal curriculum; per tali studenti si può ipotizzare una conclusione degli studi con un tempo reale pari o quasi a quello teorico. Al tempo stesso, l’indagine segnala che il numero di studenti che possono essere considerati “in ritardo” in base al numero di crediti accumulati è molto alto.
L’indagine ha cercato di individuare le determinanti positive o negative della performance degli studenti, vale a dire i fattori e le condizioni di contesto che, al di là dell’impegno individuale, sembrano favorire risultati migliori o peggiori. Il lavoro influisce negativamente sul rendimento degli studenti solo in caso di attività continuative a tempo pieno, mentre non c’è reale differenza di rendimento fra studenti che svolgono lavori temporanei e studenti che non lavorano affatto. La continuità nel tempo dell’aiuto economico costituito da una borsa di studio Dsu richiede una buona performance e, quindi, spinge anche ad adottare comportamenti di studio “virtuosi”. Un ottimo esito degli studi secondari e l’aver svolto studi liceali sono circostanze indipendenti fra loro ma entrambe associate a risultati migliori della media. A parità di altre condizioni, gli studenti con percorsi di studio non liceali, oppure usciti dalla scuola con esiti meno brillanti della media, entrano nell’Università in una condizione di svantaggio potenziale.
È importante monitorare tale situazione all’ingresso e nella prima fase degli studi, per porre in atto misure che riducano la possibilità che lo svantaggio potenziale si trasformi in difficoltà reale.

La valutazione della didattica
Il livello di preparazione teorica conseguita nel proprio corso di laurea è giudicato in modo prevalentemente positivo dal 74,9% degli studenti, mentre solo il 40,5% si esprime positivamente sul livello di preparazione pratica. Per quest’aspetto il giudizio negativo non è generalizzato: per gli studenti di alcuni gruppi disciplinari (medico, scientifico, chimico-farmaceutico, insegnamento) la valutazione è positiva.
La sostenibilità del “carico di lavoro” previsto dal piano di studi è valutata positivamente dalla maggioranza degli studenti (53,4%). Come si è visto, per lo studente-tipo studiare equivale a un lavoro a tempo pieno; inoltre, molti studenti lamentano un’inadeguata organizzazione degli orari di lezione nella settimana e nella giornata. Nonostante ciò, in maggioranza gli studenti si esprimono positivamente sulla sostenibilità del carico di lavoro. Alle spalle di tale posizione c’è evidentemente un impegno personale che, anche se doveroso da parte di chi sceglie di studiare, va adeguatamente sostenuto, intervenendo sulle cause della difficoltà ad adattarsi ai tempi e ai ritmi della didattica.
L’offerta di strutture e di servizi che creino un idoneo ambiente di studio nelle facoltà è uno dei modi con cui l’impegno degli studenti può essere sostenuto. Anche se il 52,3% degli studenti si esprimono positivamente a riguardo, l’indagine segnala che continua a esistere una “questione territoriale” che penalizza gli atenei meridionali e ne riduce la capacità di attrazione.

Aspirazioni e progetti dopo la laurea
In relazione alla possibilità di continuare gli studi dopo la laurea, i risultati dell’indagine sono i seguenti:
a) il 70% circa degli studenti pensano, dopo la laurea, di continuare gli studi;
b) il 25% circa degli studenti pensano di concludere gli studi con il conseguimento del titolo di primo ciclo;
c) in caso di progettata prosecuzione degli studi, la maggioranza degli studenti intendono anche entrare (o stabilizzare la propria posizione) nel mercato del lavoro. L’ampiezza della domanda di formazione post laurea può costituire un indizio di difficoltà della riforma a conseguire l’obiettivo di far entrare nel mercato del lavoro un consistente numero di laureati “giovani”.
Tuttavia, più che una generica aspirazione alla continuazione degli studi, essa sembra segnalare soprattutto il fatto che gli studenti non si accontentano di “una formazione qualsiasi” – quali ne siano il livello e la durata – e che aspirano a una preparazione culturale e professionale adeguata alle richieste della società e del mercato del lavoro.
A conferma di ciò, per la maggioranza degli studenti, l’intenzione di non rinviare indefinitamente il rapporto con il mercato del lavoro si accompagna all’aspirazione a raggiungere un livello avanzato di qualificazione. Infatti, circa il 62% degli studenti che intendono continuare gli studi dopo la laurea associano l’intenzione di lavorare a quella di proseguire gli studi, anche rinunciando all’attuale status di studenti “a tempo pieno”.
 

LE CONDIZIONI DI VITA E DI STUDIO

La scelta degli studi
Nel momento in cui scelgono “cosa” studiare e “dove” andare, gli studenti continuano a essere e a sentirsi soli. Due studenti su tre hanno dichiarato di aver fatto la scelta degli studi senza discutere e confrontarsi con nessuno. Anche se hanno ricevuto interventi di orientamento a scuola o hanno trattato l’argomento con i familiari o gli amici, questi studenti hanno vissuto tali circostanze come insignificanti nel processo di decisione.
La scelta di una sede “vicina” o “comoda da raggiungere” è la più diffusa in una popolazione nella quale il 59,3% degli studenti sono residenti nella stessa provincia d’iscrizione e il 50,5% degli studenti sono pendolari. La qualità della didattica e dei servizi ha orientato soprattutto la scelta di due categorie: gli studenti in condizioni economiche favorite e i fuori sede che – qualunque sia la loro condizione economica – hanno fatto un investimento consapevole, rinunciando ad alternative più vicine e più comode.

La diffusione e i motivi del pendolarismo studentesco
La diffusione nel territorio dell’offerta formativa e l’andamento dei costi di mantenimento agli studi influiscono sui comportamenti degli studenti: l’indagine registra infatti, come si è già detto, una presenza massiccia di studenti pendolari. Più indizi segnalano che sono soprattutto gli studenti in condizioni non privilegiate a ricorrere al pendolarismo, che in molti casi appare come una sorta di “strategia di sopravvivenza”. Gli studenti e le loro famiglie non rinunciano a investire in formazione ma orientano le scelte verso soluzioni compatibili con le risorse disponibili: vengono privilegiate le sedi di studio più vicine, rinunciando al trasferimento (più dispendioso) a favore di una meno costosa mobilità giornaliera.

Studiare e lavorare
Gli studenti che lavorano sono attualmente circa il 30% del totale. Il lavoro studentesco mantiene stabili alcune caratteristiche, che pongono la condizione studentesca del nostro paese nella scia delle tendenze rilevate nello scenario europeo:
a) il lavoro costituisce un aspetto strutturale della condizione studentesca e non è più un’eccezione nell’esperienza di vita degli studenti, com’è indicato anche dal fatto che circa un terzo degli studenti che lavorano avevano lavorato anche “prima dell’Università”;
b) la forma prevalente fra gli studenti è il lavoro temporaneo, nelle sue differenti forme di lavoro saltuario, stagionale, occasionale;
c) gli studenti che lavorano aumentano rapidamente al crescere dell’età e, progressivamente, prevale il lavoro continuativo, nelle sue differenti forme di lavoro autonomo, dipendente o ad esso assimilato, a tempo parziale o pieno.
A proposito dei motivi per cui gli studenti lavorano, la necessità economica è stata determinate solo in un caso ogni cinque; in tutti gli altri casi hanno prevalso motivazioni che rimandano alla valenza “emancipatoria” riconosciuta al lavoro.

IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO

La riduzione dell’area di intervento del sistema del diritto allo studio
L’indagine rileva una riduzione della quota di studenti inseriti nel sistema del diritto allo studio, che si attesta attualmente al 28,0% circa del campione. L’area d’intervento del Dsu in Italia è attualmente in contrazione dopo un periodo di espansione (segnalato dalle precedenti edizioni dell’indagine) per la numerosità degli aiuti assegnati e per la consistenza del supporto ricevuto dai singoli beneficiari. Fra i motivi di questa situazione, gli esperti segnalano l’aumento della domanda di aiuti, al quale il sistema non riesce pienamente a far fronte.
A questo proposito, l’indagine segnala come, oltre all’aumento dei costi di mantenimento agli studi, l’incremento della domanda di aiuti sia dovuto anche all’ingresso nell’Università post riforma di gruppi di “nuovi” studenti. Molti di essi, di origine sociale non favorita, si sono rivolti al sistema del Dsu e sono stati riconosciuti idonei a beneficiare di un sostegno al quale, tuttavia, non hanno avuto accesso. Inoltre, sulle dimensioni della domanda ha influito, probabilmente, anche una più diffusa conoscenza delle possibilità offerte dal sistema.

L’equità, l’efficienza e l’efficacia degli interventi
L’equità è intesa come capacità del sistema Dsu di selezionare i destinatari privilegiati del sostegno, dando loro analoghe opportunità di successo in partenza rispetto agli studenti in condizioni favorite. A questo proposito, l’indagine segnala che la quota più alta di accesso al sostegno si registra fra gli studenti provenienti da famiglie di origine modesta e, inoltre, fra gli studenti fuori sede e i pendolari. Tale tendenza si rileva soprattutto per gli esoneri, le borse, le mense e gli alloggi.
L’indagine rileva anche la riduzione del “grado di copertura”, vale a dire della quota di “idonei” che hanno avuto la borsa di studio; i dati Euro Student, in linea con i dati ufficiali, indicano una riduzione all’attuale 64% circa. Se ne ricava un’indicazione problematica per l’efficienza dell’azione del sistema, intesa come capacità di mobilitare risorse adeguate per assegnare un sostegno a tutti gli studenti che ne hanno diritto. Alla medesima sfera dell’efficienza rimanda il tema della sostenibilità dei criteri per il mantenimento nel tempo dei benefici del Dsu. A questo proposito, l’indagine rileva che molte borse di studio non sono state confermate da un anno accademico all’altro (soprattutto fra il primo e il secondo anno di corso), a causa della perdita dei necessari requisiti di merito accademico.
Infine, per quanto riguarda l’efficacia degli interventi, l’indagine rileva due circostanze positive. In primo luogo, per quanto riguarda la capacità di contribuire ai costi di mantenimento agli studi, l’indagine segnala che la gran maggioranza dei borsisti Dsu considerano la borsa ricevuta come un contributo significativo alla copertura di tali costi. In secondo luogo, per quanto riguarda la capacità del Dsu di contribuire a far crescere la quota di studenti che concludono gli studi con successo e a ridurre i tempi medi di durata degli studi, l’indagine segnala l’effetto positivo dell’accesso agli aiuti sulla propensione a non abbandonare gli studi, nonché l’effetto positivo della continuità dell’aiuto economico sul ritmo di progressione negli studi.

Le indagini Euro Student in Italia
Il Progetto Euro Student della Fondazione Rui prevede la realizzazione di indagini triennali volte a monitorare la condizione studentesca nelle università italiane. L’indagine qui presentata è stata realizzata nel 2005; le precedenti edizioni sono state condotte nel 1994, nel 1997 e nel 2000 e hanno permesso di individuare importanti tendenze di evoluzione della condizione studentesca italiana con riguardo alla composizione tipologica della popolazione, alle abitudini di studio, all’accesso ai servizi e alla valutazione della didattica. La IV Indagine Euro Student ha concentrato l’analisi su un numero definito di temi di attualità, in primo luogo sulle implicazioni legate all’attuazione della riforma dell’offerta didattica e sulla riforma del diritto allo studio. Le indagini Euro Student sono realizzate con la collaborazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della Conferenza dei rettori delle università italiane; dal 1997 a oggi sono state sostenute anche dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario.



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