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Partecipazione democratica a rischio
Riflessione a cura del direttivo dell'Associazione
I cittadini italiani, oberati di problemi quotidiani (salute, salario, precarietà di lavoro, ecc.), restano per lo più estranei alle architetture istituzionali, da essi percepite come sofisticati marchingegni per pochi addetti, così come ignorano spesso il funzionamento dei meccanismi elettorali. Questa sorta di estraneità – non voluta, ma in genere provocata dalle alchimie di un ceto politico più portato a perpetuarsi che ad affrontare i problemi reali delle persone – rischia di aggravarsi di fronte al sistema elettorale con cui verranno affrontate le prossime politiche. Un sistema che rovescia quello maggioritario scelto attraverso un referendum popolare e che, oltre ad una serie di correttivi pone un sostanziale limite alla possibilità del cittadino di esprimersi democraticamente. La recente modifica del sistema elettorale, approvata rapidamente dalla maggioranza di governo, prefigura un ritorno al sistema proporzionale con la completa abolizione di preferenze riferite ai candidati. Il rischio che si sta correndo è che questo sistema scoraggi e contragga ancora di più la partecipazione popolare diminuendo di fatto gli spazi di partecipazione democratica, tanto più che, solo in questi giorni, avvicinandosi la scadenza elettorale e con la formazione delle liste da parte dei partiti, molti cittadini si stanno rendendo conto del cambiamento e di conseguenza della carenza di democrazia che caratterizza questa tornata elettorale.Una legge in definitiva che blocca le liste conferendo, di fatto, un potere di nomina ad un ristrettissimo numero di capi partito.Il primo difetto di questa legge elettorale infatti si è presentato già nella fase della formulazione delle liste: assoluta irrilevanza dei livelli territoriali, scarsissimo peso degli organismi intermedi, per non dire di base, dei partiti, e, di fatto, delega piena ad una ristrettissima oligarchia nella scelta dei futuri parlamentari. Il sistema si presenta praticamente come una cooptazione rispetto alla quale né l’elettore, né i partiti, intesi come strumenti della partecipazione, possono influire.Le scelte fatte dalle segreterie nazionali dei partiti, che hanno distillato i dati a disposizione (elaborati dagli uffici studi elettorali) hanno puntato non tanto sulla carta del consenso territoriale quanto sulla salvaguardia delle posizioni o sul trasferimento da questa a quella circoscrizione di questo o quel candidato che vogliono comunque far eleggere.In questa competizione elettorale, infatti, non si possono esprimere preferenze tra un candidato e l’altro: le liste che i partiti propongono agli elettori sono appunto “bloccate”. Naturalmente sono previste presenze multiple (cosicché la stessa persona può essere candidata in più circoscrizioni…) e calcoli sugli eventuali “ripescaggi” di candidati che risulterebbero esclusi, ma poi riappariranno in virtù di ‘opzioni’ (su questa o quella circoscrizione) o in virtù della promessa incompatibilità tra mandato parlamentare e mandato di governo.Mentre la tendenza al rinnovamento della politica italiana qualche anno fa favoriva, sulla spinta del sistema bipolare, la trasformazione dei partiti e la loro contrazione numerica, dovuta ad una aggregazione maggiore, oggi ogni coalizione conta più di dieci partiti ed è prevedibile che dall’attuale riforma scaturirà, di contro, una ulteriore frammentazione. Conseguenza diretta di tutto ciò è che anche una formazione di scarsissimo peso può diventare necessaria per poter vincere le elezioni e di conseguenza può veder crescere il proprio potere di condizionamento.La notevole riduzione di democrazia si ha soprattutto nella partecipazione interna ai partiti, i quali sono praticamente ridotti a uscire allo scoperto solo in quanto comitati organizzativi elettorali, senza rapporti diretti col territorio ed i suoi problemi nonché con la scelta delle stesse candidature, che sono frutto di contrattazioni di vertice delle segreterie e non coinvolgono – nemmeno con un minimo di elezioni ‘primarie’ – la base elettorale.Una volta scelti dall’alto i candidati, questi non hanno bisogno nemmeno di preoccuparsi dei problemi del territorio ma solo di raccattare voti, appoggiando il leader della coalizione nazionale. Si stabilisce così un rapporto di fedeltà politica rispetto ad alcuni capi da cui dipende anche la rielezione futura, con un effetto di burocratizzazione a scapito della rappresentanza politica.In questa situazione, la coalizione che prevarrà alle prossime elezioni, anche se la frammentazione non sarà eliminata, se vorrà riprendere un vero dialogo con la base elettorale, non potrà non mettere nuovamente mano ai meccanismi elettorali e al ruolo dei partiti. Ciò affinché la gente sia effettivamente responsabile e cosciente delle scelte democratiche ed i suoi rappresentanti siano in diretto e stretto rapporto col territorio nel quale vengono eletti e ad essi non venga data una delega in bianco solo perché sono legati – per interessi più o meno privati o di lobby – al leader della coalizione nazionale. Vi sarebbe poi un corollario: come questo sistema ha modificato la presenza dei cattolici nelle liste? In generale, guardando ai due schieramenti si registra la crescita di candidature strumentali (non a caso proposte prevalentemente al senato) con cui ogni partito o coalizione si aggiudica singole figure enfatizzando una rappresentatività molto particolare, legata a singoli valori (vita, bioetica, famiglia, ecc.). Pare di poter dire che ciò che ne esce sconfitto è un pensiero politico cristianamente ispirato che, in quanto tale, non si identifichi con delle prese di posizione su singoli temi sbandierate a mo’ di specchietto per le allodole ma che, al contrario, esprima un approccio globale alle problematiche politiche che riguardano la comunità. Tra l’altro, risulta quanto mai improbabile l’efficacia del ruolo di difensori di questo o quel valore affidato a singole persone all’interno degli schieramenti e dei partiti,. Infine, come non interrogarsi sulla irresponsabilità con cui si è alimentato in questi mesi un dibattito dalle tinte fondamentaliste in merito al rapporto tra credenti e politica? Esso è apparso spesso ispirato ad una concezione di lobby, assunta da una parte del mondo cattolico che si sente estranea dallo stato della politica e che, come tale, chiede, pretende, contratta. Cosa ben diversa, mi pare, da quella visione conciliare che consigliava i credenti di amare e rispettare l’autonomia delle realtà terrene per essere, con questo stile, sale della terra. Il fatto, inoltre, che l’innalzamento di certi toni da parte di alcune voci cattoliche abbia avuto, come corrispettivo, la ripresa di un laicismo che non avrebbe alcuna ragione di esistere, ha comportato una serie di conseguenze di non poco conto nella formazione delle liste, quali ad esempio la preferenza per candidature cattoliche confessionalistiche o, come non si vorrebbe dire, più clericali, e la contrazione di candidature di ispirazione cristiana all’interno di contenitori come i DS, sotto la pressione di coloro che dall’interno accusavano il partito di cedimento rispetto alla laicità. Nell’insieme, pare di poter dire che in occasione della prossima consultazione elettorale ci siano sul tappeto anche queste problematiche che meritano un approfondito dibattito.Prioritaria appare la questione democratica, la possibilità cioè di consentire una maggiore partecipazione anche attraverso un impegno esplicito dei partiti o almeno di alcuni di essi. La riforma, infatti, voluta unilateralmente da una parte, pare non essere stata sgradita, al di là delle dichiarazioni ufficiali, anche dall’altra. E per una serie di motivi, non potrà essere facilmente modificata anche se le elezioni fossero vinte dall’attuale opposizione, all’interno della quale numerose e fisiologiche sono le preferenze per il proporzionale. La stessa possibilità tecnica di proporre un eventuale referendum abrogativo per una legge che presenta evidenti vizi di incostituzionalità, non sarà semplice per il modo in cui esso è stato concepito. E’ un quesito di notevole importanza che investirà il nuovo parlamento.
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