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Il cittadino "sovrano" della Carta Costituzionale

di Natalino Stringhini - Vicepresidente delle Acli nazionali 

La nostra costituzione ha compito sessant'anni e proprio nel suo sessantesimo compleanno ha subito l'attacco più subdolo della sua storia. Un attacco sventato dai cittadini singoli e organizzati che insieme hanno detto no alla riforma voluta dal governo Berlusconi raccogliendo oltre 830 mila firme per chiedere il referendum abrogativo della stessa. Sono state presentate in Corte di Cassazione venerdì 17 febbraio, al termine dei quattro mesi stabiliti per legge, dal Comitato "Salviamo la Costituzione" presieduto dall'ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro.

E' la prima volta che tocca ai cittadini farsi promotori di una consultazione sulla Carta fondamentale della nostra Repubblica. Da oggi in poi la politica dovrà tener conto della loro volontà dei cittadini di difendere un patrimonio costituzionale che molti Paesi ci invidiano.
La revisione della Costituzione, che formalmente riguarda la seconda parte, in realtà tocca anche i diritti disciplinati nella prima parte. L'alterazione profonda degli equilibri istituzionali tra governo, parlamento, istituzioni intermedie e organi di controllo incide di fatto sulla esigibilità dei diritti e dei principi contenuti nella prima parte. E di questo i cittadini si sono accorti. La Costituzione non è una legge qualsiasi, chiamata a dare risposte contingenti. Non può essere manipolata con lo sguardo limitato all'oggi. Il suo ruolo è quello di fissare e garantire ciò che è destinato a restare stabile, proprio per consentire che i cambiamenti e le evoluzioni avvengano salvaguardando i valori di fondo della vita collettiva. Fare della Costituzione, come è accaduto, un prodotto della sola maggioranza è tradire l'idea stessa di Costituzione.

Come Acli abbiamo espresso al riguardo un forte giudizio negativo sia sul metodo con cui è stata approvata la riforma costituzionale che sul merito, impegnandosi, insieme ad un'ampia parte di soggetti sociali, sindacali, politici a raccogliere le firme per indire il referendum e dire NO a questa riforma. La raccolta di firme ha visto una mobilitazione significativa della società civile, una volontà forte dei cittadini di riappropriarsi della loro Carta Costituzionale che molti non credevano possibile. I partiti del centro-sinistra hanno fatto la loro parte ma la spinta propulsiva è venuta proprio dalla società civile. Il cittadino torna finalmente ad essere "sovrano" ed il referendum del prossimo giugno segnerà una tappa importante nella vita della nostra democrazia. Auspichiamo nella prossima legislatura, sulla scorta dell'esperienza europea, la nascita di una "Convenzione costituente", nella quale coinvolgere, oltre che le due Camere, le Regioni, le autonomie locali e le forze sociali più rappresentative. Solo così si potranno costruire regole condivise orientate al bene comune del Paese e al consolidamento della democrazia. 

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