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Se la coerenza diventa un optional

di Davide Fiammengo -  novembre 2005 

In tempi di nichilismo, come è noto, i princìpi hanno vita difficile. Uno però non ha vita difficile. Non ha vita affatto. È il principio di non contraddizione. Quello che tiene in piedi ogni possibile discorso  e per conseguenza anche  ogni agire coerente. Principio primo, insisteva il grande Bontadini. Principio perché fondante.  Primo perché non fondato da altro.

Non sembri  vuota provocazione affermare che, prima di vedere qualunque problema del nostro Paese, è necessario riflettere sull'eclissi di questo fondamento del pensare e  quindi dell'operare.  Non ci si può nascondere infatti che  un comune cittadino, affacciandosi ai problemi della vita, sia privata che  sociale, sia politica che economica, prova un'impressione devastante di  contraddittorietà senza freni   e spesso deve decidere di navigare a vista, senza poter scegliere tra varie opzioni  possibili. 

Del resto, basta dare un'occhiata al panorama. Gente (importante) che diceva una cosa ed ora dice l’esatto contrario.  Comportamenti che mirano ad un risultato e poco dopo al suo opposto.  Configurazioni di gruppi che si ispirano a determinate culture, capaci di associarsi con altri che rappresentano le loro alternative.  Pochi esempi-campione. Si costituisce un raggrupppamento di socialisti-liberali-radicali.  Non si qualificava il socialismo come ideologia dell'intervento dello stato nelle regole sociali e nell'economia per  far sparire quantomeno gli squilibri tra ricchi e poveri, tra sfruttatori e sfruttati? E non si qualificava il pensiero liberale come quello che  difendeva  una iniziativa privata senza ostacoli, nell'economia, nell'educazione, nei commerci? E non  sono ora i radicali assertori della permanenza delle truppe italiane in Iraq, mentre i socialisti richiedevano il loro ritiro? Allora chiediamoci: se uno volesse orientarsi su questo raggruppamento, sarebbe in grado di conoscere per quali progetti ha scelto?  

E la devolution? Votata da una coalizione  di cui fanno parte da un lato eredi del nazionalismo  post-fascista  e dall'altro promotori  della più larga autonomia regionale che dovrebbe assegnare alle regioni non solo sanità e scuola, ma addirittura una polizia (in Italia ce ne sono già quattro maggiori più altre specialiste-minori)? Qui la contraddizione  è tale che alcuni  votanti a favore hanno sùbito detto che non va bene. Come dire: l'abbiamo votata non volendola votare  e hanno fatto bene coloro che  hanno votato contro di noi. Siamo alle comiche.  Ancora un esempio, questa volta sul piano comportamentale. Il professor Veronesi si impegna  per decenni a  studiare e curare gli effetti del cancro, ossia a rendere possibile il salvataggio di tante vite umane. Dopodiché diventa una sorta  di  teorico "dottor Morte" pubblicando un libro che difende l'eutanasia e l'aborto.  Nel caso specifico,  la contraddizione si avvita su se stessa. Diritto a morire per decisione propria (eutanasia) e dovere di morire  per decisione altrui (aborto).  

Detto questo, una persona civile si chiede come salvarsi dal degrado, cioè dalla  negazione  del pensiero coerente e dell’agire  di conseguenza.  Cercando di rispondere, si va incontro  ad un  senso di impotenza: chi riesce a cambiare una cultura generalizzata, un costume puntato, costi quello che costi,  sulla sola  soddisfazione dell'io? In realtà la  tentazione dell'impotenza  è  sempre presente di fronte a ciascuno dei grandi problemi che ci coinvolgono senza che noi vi abbiamo mai messo mano. Eppure, per esempio,  come di fronte alla guerra è possibile e necessario far lavorare la propria coscienza e diffondere proposte di pace  tutt'intorno, così di fronte al prevalere di una cultura senza princìpi è necessario  contribuire con grande convinzione ad una azione formativa che porti le singole persone ad un livello  almeno decente di responsabilità.  A questo punto si apre un discorso che  teologi, psicologi,  pedagogisti e moralisti, più qualche altro, sviluppano in decine di volumi. 

Per uno qualunque, quivis de populo,  tutto si concentra su un punto. È noto che una persona si forma nei primissimi anni  di vita, e forse ancora prima. Ne consegue che la capacità  del discorso coerente e dell'agire coerente   si costruisce nel rapporto con i genitori ed il loro ambiente. Se, tanto per fermarci ad un solo aspetto,  i genitori non si sganciano dal dominio della comunicazione di massa, dove convive tutto ed il suo contrario, dove ci sono lacrime per la storia di Padre Pio e in parallelo le volgarità  repellenti del grande fratello, sarà difficile che riescano ad insegnare con la loro stessa presenza l'adesione ad un progetto positivo o la capacità di una scelta non casuale.  In questo, però, i genitori vanno anche sostenuti. Così nasce l'impegno della comunità dei credenti che è prima di tutto un impegno al pensiero, secondo la nota osservazione di Norberto Bobbio  che ormai  la scriminante nel vivere civile  non tanto è tra credenti e non credenti, quanto tra pensanti e non pensanti. Ma il pensiero per non negarsi e quindi distruggersi, deve essere fondato. E fondare (ancòra Bontadini) è togliere la contraddizione.  

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